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Clima

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Economia di un uragano
Economia di un uragano


di: Alessio Mannucci

Le prime stime sull'impatto economico dell'uragano Katrina parlano di 20-30 miliardi di dollari di danni. Si tratta di cifre per ora modeste; basti pensare che nel terzo trimestre dell'anno scorso la costa sud orientale degli Stati Uniti fu sconquassata da quattro uragani: Charley, Frances, Ivan e Jeanne e i danni relativi — sia quelli coperti da assicurazione che quelli non coperti — sono stati stimati dal Department of Commerce in circa 80 miliardi di dollari.

Nel 1992 l'uragano Andrew colpì la Florida e arrivò sulla costa con una forza 5 ( scala Saffir Simpson), al top della devastazione potenziale ( anche Katrina era stato inizialmente diagnosticato in forza 5, ma è stato successivamente declassato fino a forza 1). Ebbene, Andrew causò danni (assicurati) per 20 miliardi di dollari circa. Si tratta, insomma, di impatti diretti macroeconomicamente quasi impercettibili. Il vero problema sta nell'impatto indiretto, attraverso il prezzo del petrolio.

La zona investita da Katrina — il Golfo del Messico — fornisce più di un quarto della produzione interna americana di petrolio e i danni alle infrastrutture, in una situazione in cui il prezzo dell'oro nero soffriva già di uno squilibrio fondamentale fra domanda e offerta su cui si andava innestando una spirale speculativa, manterranno le quotazioni in fibrillazione. Già l'anno scorso i quattro uragani sopracitati avevano decurtato del 7% la produzione USA di petrolio e spinto in alto i prezzi. Il prezzo del petrolio, insomma, sospinto dall'uragano, avrà ancora il vento in poppa. Il prezzo dell'oro nero è più vulnerabile anche a causa degli squilibri già esistenti.

RAPPORTO GREENPEACE (1999)

Le compagnie assicurative USA non assicurano più contro le catastrofi climatiche perché stanno diventando troppo frequenti e le compagnie di riassicurazione, come i Lloyd di Londra non intendono più farsi carico di un settore che economicamente sta andando in perdita. L'uragano Andrew, nel 1992, di forza 4, causò 26 morti e 25 miliardi di dollari di danni. Il più grosso evento calamitoso fu un tifone senza nome che nel 1970 in Bangladesh fece oltre 300.000 morti.

A sostenere attivo e forte Floyd, c'è la Niña, il fenomeno di correnti fredde che si sviluppano nell'oceano Atlantico alla altezza dell'Argentina e fanno da complemento al caldo fenomeno natalizio del Niño sulle coste dell'Oceano Pacifico. I due “bambinelli”, che non sono parenti, stanno cambiando le circolazioni oceaniche e portano effetti mutevoli e talvolta nefasti. Anche la cinese Hong Kong, dall'altra parte del mondo, è isolata per un tifone dirompente che si sta abbattendo nella zona asiatica con venti e piogge che hanno bloccato tutti i voli nell'aeroporto della ex colonia britannica dove sono stati aperti oltre 30 rifugi per la popolazione.

Secondo uno studio di Greenpeace, nei prossimi anni gli uragani aumenteranno la loro forza almeno del 20% a causa del mutamento climatico che porterà temperature più alte e sconvolgimenti nelle circolazioni di masse di aria e di acque oceaniche mutando il clima. Il cambiamento climatico è un fatto concreto che minaccia la natura e la società. L'uragano Mitch abbattutosi nel '98 sul centro america ha lasciato oltre 3 milioni di profughi ambientali, gente che ha perso anche la propria casa di fango e canne ed è destinato ad una morte di stenti nel nulla dell'Honduras, del Nicaragua. Le evidenze dei fatti sono la migliore testimonianza, anche per gli scettici.

Hanno tuonato i climatologi ed i meteorologi, ed i membri dei governi a richio uragani alla COP5 (quinta conferenza delle parti della convenzione sui mutamenti climatici) di Bonn. Durante I giorni del negoziato, un'altro tifone dalla forza inconsueta ha distrutto un'intera area dell'India, facendo direttamente oltre 20.000 morti e creando almeno, stando al delegato a Bonn del governo indiano, 15.000.000 di senza tetto.

Ma allora è vero che il pianeta si stà surriscaldando ? Vediamo alcuni dati scientifici di fatto: oltre 0.6 °C di variazione nell'ultimo secolo; lo scioglimento dei ghiacci e l'arretramento dei ghiacciai permanenti nel Mondo è già in corso come anche lo scioglimento del permafrost nell'Artico; il livello dei mari è salito di oltre 25 cm nell'ultimo secolo. Le prospettive per il futuro non sono incoraggianti: incremento della temperatura di 2°C per l'anno 2100; oltre 50 cm di innalzamento del livello dei mari per il 2100; significativa perdita di specie animali e vegetali; aumento delle patologie a carico degli umani (ampliamento dell'areale della malaria, della febbre gialla della febbre Dengue, delle malattie cardio respiratorie); migrazioni di massa delle popolazioni e creazione di “profughi dell'ambiente”; estinzione di culture.

La temperatura media dell'intero Pianeta sta aumentando drammaticamente. I cinque anni più caldi da quando i dati sono stati registrati fin dalla metà del 1900, si sono verificati tutti negli anni 90, e 10 degli 11 anni più caldi si sono avuti dal 1980. Il 1995 è stato l'anno più caldo mai registrato. Il 1997 potrebbe essere il secondo più caldo. Nessuno scienziato serio dubita degli effetti del riscaldamento del Pianeta negli ultimi decenni. Le notti diventano più calde del 50% più velocemente rispetto alle ore diurne. Il centro statunitense per i dati climatici ha riportato nel luglio 1997 che la differenza di temperatura tra il giorno e le notte sta diminuendo in molte parti del mondo, con più forti cambiamenti nell'inverno dell'emisfero boreale. Le gelate invernali stanno velocemente sparendo in molte regioni; questo accade perché i gas serra intrappolano il calore efficientemente durante la notte.

“La primavera nell'emisfero nord arriva una settimana prima che 20 anni fa”, dice Charles Keeling dello Scripps Istitution of Oceanography in California. Questa variazione è rilevabile nella riduzione a primavera della concentrazione di CO2 poiché le piante la consumano per crescere. Le direzioni di migrazione dell'uccello canterino e del caribù stanno già cambiando col variare della primavera. Almeno 20 specie di uccelli canori sono stati visti nel Regno Unito depositare e covare le uova con più di una settimana di anticipo.

C'è una crescente evidenza che il mondo sta affrontando il più grande disgelo dalla fine dell'ultima glaciazione, avvenuta circa 10000 anni fa. Questo è il segnale più forte dell'effetto dell'inquinamento sul clima del Pianeta. “L'Artico”, dice il climatologo Besty Weathered dell'università del Colorado, “può essere la regione che maggiormente risentirà del cambiamento climatico”. Nel 1995 l'ufficio meteorologico del Regno Unito ha riportato che gran parte della Siberia era di 3°C più calda del passato. Il suolo artico si è riscaldato di 4 gradi. La temperatura media di 9 stazioni meteorologiche nell'Artico è cresciuta di 5 °C dal 1968. Gran parte dell'oceano Artico si è riscaldato di 1 grado o più dal 1987 e più del 5% del suo ghiaccio è sparito negli ultimi 15 anni.

Il clima Artico è noto per essere naturalmente variabile, ma questi cambiamenti sono senza precedenti. Ricercatori europei hanno esaminato la registrazione di migliaia di anni di temperature, conservati negli anelli annuali dei larici artici, e hanno osservato che la temperatura più alta si è avuta durante il ventesimo secolo. Questo andamento sta accelerando. La crescita di alberi negli Urali è esplosa. Questo suggerisce un maggiore riscaldamento, dice il capo del gruppo di ricerca dell'Università dell'Est Anglia, Keith Briffa.

Lo scioglimento dei ghiacci è adesso un fenomeno di tutto il Pianeta, e lo scioglimento dei ghiacciai è una delle maggiori indicazioni che il clima sta diventando più caldo. I ghiacciai delle Alpi in Europa hanno perso metà del loro volume dal 1850, cioè da quando la regione si è riscaldata, come sostiene Wilfried Haeberli dell'Università di Zurigo, direttore del Servizio di Monitoraggio di Ghiacciai delle Nazioni Unite. Un tipico esempio è il ghiacciaio Grüben, nel sud della Svizzera. Ha iniziato a sciogliersi dalla metà del secolo scorso ma la sua diminuzione è fortemente accelerata durante l'ultimo secolo. Oggi la sua estremità è 200 metri al di sotto della montagna rispetto alla posizione che aveva all'inizio del decennio. “Non c'è dubbio che il responsabile di questo è il riscaldamento del Pianeta”, dice Haeberli. Nella vicina Austria, il 90% dei ghiacciai mostrano una sostanziale riduzione. “Quando i ghiacciai si sono ridotti, hanno causato una intensa azione chimica sulle rocce, causando un drammatico flusso di agenti inquinanti nei laghi”, dice Roland Psenner dell'Università di Innsbruck.

Mentre l'inquinamento da solfati, normalmente associato con le piogge acide, è aumentato di 4 volte in alcuni laghi alpini, i Governi continuano a fare summit internazionali ma nessuno sembra veramente intenzionato a ridurre i consumi di energia e combustibili.

Istituzioni correlate all'articolo:

Greenpeace Italia

Scripps Institution of Oceanography

E-mail: Alessio Mannucci




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N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
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