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Clima

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Clima, folle la politica Usa
Clima, folle la politica Usa


redazione ECplanet

Prima che gli attentati dinamitardi dessero al G8 di Gleneagles (Scozia) una piega tragica e oscura, l'argomento all'ordine del giorno era: come convincere gli Usa di George Bush ad accettare un accordo per la protezione dell'ambiente, che superasse le norme restrittive dettate dal protocollo di Kyoto. La discussione sembrava aver raggiunto un buon livello di qualità: il punto di convergenza per ridurre le emissioni di gas serra, appariva non troppo lontano. Poi, le esplosioni al centro di Londra hanno dirottato l'attenzione sui problemi securitari, legati al terrorismo islamista. Tuttavia, è chiaro che la questione ecologica (che riguarda la protezione dell'ambiente globale) non può essere rimandata a tempo indeterminato. Enzo Tiezzi è uno scienziato che insegna chimica-fisica, e coordina il contratto di ricerca in Chimica Ambientale. Ma, soprattutto, è stato il presentatore di un lavoro di Nicola Russo (ricercatore al Dipartimento di Filosofia dell'Università Federico II di Napoli), intitolato “Filosofia ed Ecologia” (Guida Editore).

- Professore, la dichiarazione finale degli otto “grandi”, richiama - per il futuro - ad un uso di una generica, quanto indefinibile, “tecnologia meno dispendiosa di energia”. Un risultato piuttosto deludente per un G8 che aveva in agenda l'annullamento del debito dei paesi africani, e la parziale risoluzione delle questioni ambientali del Pianeta ?

«Il dato di fatto, di cui finalmente i politici del G8 hanno preso atto, è che la quantità di anidride carbonica e di gas serra, da petrolio e benzina, è praticamente raddoppiata. Prima ci volevano tempi biologici di centinaia di milioni o miliardi anni. Oggi, in un secolo, abbiamo avuto un aumento di cento unità. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: cambiamento del clima, inondazioni, enormi evaporazioni d'acqua, scioglimento dei ghiacciai. Se potessi definire con un slogan la politica ambientale del G8, in questo momento storico, la definirei una politica dello struzzo, rispetto all'evidenza dei catechismi ambientali».

- Vale a dire ?

«Che, ogni anno, in Africa muoiono per carestie, siccità e inondazioni, centinaia di migliaia di persone. Trovo paradossale che George Bush dica che si “batte per i diritti umani e per la libertà”. Mi sembra che sia lui ad uccidere degli innocenti».

- Come si potrebbe verificare il superamento del protocollo di Kyoto richiamato dal presidente Usa George Bush che , a suo dire, provocherebbe danni alla macchina produttiva statunitense iper-produttivistica e indirizzata ad una continua crescita ?

«La crescita economica continua porterà alla morte milioni di persone. È una via barbara, di non civiltà, senza nessuna uscita. Io non mi identifico con i no global e sono contrario a manifestazioni violente. Parlo da scienziato. Se crescita vuol dire ancora più consumo di più petrolio, allora siamo in presenza di una netta decrescita. I danni economici che questa falsa crescita ha portato, negli ultimi vent'anni, sono davanti agli occhi di tutti. Se io brucio più petrolio, il Pil (Prodotto interno lordo) aumenta. Ma, poi, c'è un'inondazione con centinaia di morti, e il Pil continua ad aumentare: perché ci sono decine di ospedali che si devono attivare per soccorrere e curare le vittime. L'economia classica, in realtà, non ha basi scientifiche serie. Questo è il punto di cui si dibatte nei convegni mondiali da decine di anni».

- Che cosa fare, allora ?

«Se si continua a seguire la politica degli Usa e dell'Inghilterra, si porta il mondo alla distruzione. A me sembra che questi due paesi, stiano portando avanti una politica folle. C'è stato un tentativo lodevolissimo di Jacques Chirac e di altri paesi europei di rimettere al centro dell'economia l'attività primaria. L'agricoltura si deve aiutare, perché serve a catturare l'anidride carbonica e ad arginare i danni ambientali. All'agricoltura bisognerebbe dare cento volte di più di quanto diamo: è l'unica risorsa che ci può salvare. Il problema è che qui manca la base primaria, per l'ambiente e per mangiare, che è l'attività primaria. E Tony Blair parla fumosamente di nuove tecnologie. Si rispolverano per l'ennesima volta le biotecnologie ? Si dà di nuovo l'illusione che con la manipolazione genetica si possa cambiare il mondo ? Il mondo si può cambiare solo dando da mangiar bene alla gente: coltivando grano e salvando l'acqua. Non ho ricordanza di un potere politico così ignorante, come quello che sta dominando».

- La proposta di Tony Blair per un'Europa competitiva, lanciata verso una ricerca avanzata, che sfidi Cina e India sul loro stesso terreno, non la trova d'accordo ?

«Noi stiamo parliamo di effetto serra, e sappiamo che sarebbe bene fare ricerca in direzione di un'energia che non ne produca. Allora, in primo piano c'è l'idrogeno, come dice anche il premio Nobel, Carlo Rubbia. Accanto vi metterei le biomasse, l'eolico, sia pure con dei distinguo; il metano, che dà meno effetto serra; e il fotovoltaico. Ecco, dunque, le cinque strade da seguire nella ricerca alternativa. Io credo che Blair parli per l'ennesima volta di pseudo-tecnologie da quotare in borsa. Insomma, non mi sembra che questa strada porti da nessuna parte.

- Lei non pensa, dunque, che George Bush si riferisca ad un ritorno alla ricerca nucleare ?

«Il nucleare dà un contributo soltanto nel campo elettrico. E non produce effetto serra. Questo è l'unico dato positivo. Ma nel mondo l'80% dell'energia viene consumata nei trasporti: aerei, petroliere, nel riscaldamento o aria condizionata. L'elettrico è soltanto il 20%. Il nucleare, però, può dare elettricità soltanto ai paesi industrializzati: del 20% di energia elettrica nel mondo, almeno la metà, la consumiamo noi. Ora, per ridurre all'osso il discorso, noi parliamo del 5% o del 7% dell'energia totale del mondo. Il nucleare, negli Usa o in Francia, non arriva al 3%. Ma a fronte di questo si dovrebbe aspettare dieci anni e immobilizzare decine di miliardi. La ragione vera per cui il nucleare non va più è per i suoi alti costi. E, tra l'altro, non esiste nucleare sicuro».

- La sua idea di scienza è quella che mantiene uniti natura e uomo (filosofia, morale, teologia), cultura umanistica e scientifica, ragione e amore per la bellezza. Lei crede che sia un'idea destinata a passare, oppure a rimanere appannaggio degli scienziati ?

«È una strada obbligatoria, io credo. Altrimenti si va verso la catastrofe».

Questo articolo è stato pubblicato da “Il quotidiano della Calabria”.




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