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Allarme siccità
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redazione ECplanet

Allarme degli esperti: estate, siccità al Nord Laghi: i livelli sono inferiori del 20% al normale. Nel Nord-Est fino a marzo le piogge sono state l'80% in meno della media. Le previsioni meteo per l'estate non preannunciano nulla di buono. Nel senso che il caldo potrebbe arrivare a livelli di due anni fa, quando l'afa strinse l'Europa continentale in una morsa bollente che provocò 27 mila decessi, specie tra gli anziani, soprattutto in Francia e in Italia. Già la Nasa nello scorso febbraio aveva lanciato l'allarme: il 2005 potrebbe battere tutti i record da quando esistono le rilevazioni meteorologiche.

In Inghilterra sono già corsi ai ripari. Il ministero della Salute, dopo le previsioni diffuse dall'Ufficio meteo che annuncia un'estate bollente, ha emesso un comunicato con consigli su come affrontare il grande caldo (previsioni poi attenuate dagli stessi esperti, che parlano di “temperature superiori alla media” e non di “un'ondata di caldo”).

Il nord Italia è a forte rischio siccità, mentre gli invasi del sud e delle isole non destano preoccupazione. Lo ha indicato l'Associazione nazionale bonifiche, in base ai dati forniti dalle autorità di bacino. La situazione al nord è dovuta alla carenza di piogge e a un inverno con poca neve in montagna. Secondo l'Autorità di bacino del Po, i laghi registrano livelli inferiori del 20% rispetto al valore medio di questo periodo e il volume idrico accumulato è superiore solo di circa l'8% a quello registrato nel 2003, anno di siccità record. I più preoccupanti sono i laghi di Garda e Maggiore.

Per quanto riguarda i bacini idroelettrici alpini, a fine marzo la disponibilità d'acqua era pari al 22% della capacità massima. L'Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione ha definito “siccitosa la situazione nel Friuli-Venezia Giulia” dove nel primo trimestre 2005 si sono registrate precipitazioni inferiori dell'80% rispetto alla media dello stesso periodo nel 1953-2004. L'Autorità di bacino dell'Adige indica che fra i 2 mila e i 2.900 metri di altezza il manto nevoso è inferiore di circa 90 centimetri a quello dello scorso anno. Anche l'Autorità di bacino dell'Arno ha confermato quanto verificato in altre zone del Nord Italia.

Dati allarmanti arrivano anche dall'estero. Indizi di rallentamento della Corrente del Golfo sono stati rilevati nell'oceano Atlantico profondo e sulla calotta polare artica. A lungo termine (forse già tra 15-20 anni, sicuramente tra 70 anni) il fenomeno rischia di provocare un forte abbassamento delle temperature medie nelle isole britanniche e in tutta l'Europa nord-occidentale. Lo ha riferito sul “Sunday Times” l'oceanografo Peter Wadham dell'Università di Cambridge, secondo il quale la Corrente del Golfo ora ha una portata di meno di un quarto della sua forza abituale. L'indebolimento delle correnti discendenti gelide dalla calotta polare artica, che potrebbe essere collegato al riscaldamento globale, rischia di provocare cambiamenti rilevanti della corrente e di abbassare le temperature in buona parte dell'Europa occidentale.

Lo scorso 28 aprile gli scienziati della Nasa hanno dimostrato l'esistenza di un forte sbilanciamento tra radiazione assorbita dalla Terra e quella emessa verso lo spazio. Uno sbilanciamento (0,85 watt al metro quadro) che si è accentuato negli ultimi dìeci anni e che ha pochi precedenti nella storia del nostro pianeta. In pratica la Terra si sta riscaldando anche per questo motivo, che aggiungerà 0,6 gradi alla temperatura media globale entro la fine del secolo.

Un'eccedenza di 0,85 W/mq per un periodo di 10 mila anni è in grado di sciogliere le calotte polari per un'altezza di mille metri di ghiaccio. Dal 1993 il livello medio dei mari è aumentato di circa 37 millimetri (un tasso medio doppio rispetto ai cento anni precedenti). Secondo gli scienziati l'eccedenza di radiazione è dovuta soprattutto all'inquinamento atmosferico (anidride carbonica, metano, ozono e particelle di carbone).




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