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di: Alessio Mannucci

L'acqua dell'Atlantico è sempre più fredda: l'effetto serra provocato dai gas di scarico del mondo industrializzato rischia di provocare una nuova glaciazione, sul modello di quella che investì l'Europa Occidentale migliaia di anni fa, con terribili conseguenze che si estenderebbero fino all'area mediterranea.

È la conclusione di una serie di studi condotti in università americane, olandesi e britanniche e pubblicati dalla rivista “New Scientist”. Il freddo polare sarebbe paradossalmente il risultato diretto del surriscaldamento provocato dall'anidride carbonica e dai clorofluorocarburi. Le prime avvisaglie del processo sono già riscontrabili. Secondo questa teoria, infatti, l'aumento della temperatura nell'atmosfera ingenerebbe un fenomeno di lento ma progressivo, inarrestabile e sempre crescente, scioglimento della calotta polare e dei ghiacciai antartici.

Nell'Emisfero Nord questo scatenerebbe una serie di paurosi effetti a catena: l'incommensurabile quantità d'acqua gelata e dolce che entrerebbe nell'Oceano raffredderebbe la Corrente del Golfo, alla quale paesi come l'Islanda, la Penisola Scandinava, l'Irlanda e la Scozia devono tanta parte della loro abitabilità. Il clima di tutta l'Europa Occidentale diverrebbe bruscamente più freddo, e l'Italia non sarebbe certo risparmiata grazie alla protezione della catena alpina. Nell'emisfero australe, dove le conseguenze dell'effetto serra sono più evidenti, i lembi della coltre di giaccio antartica hanno preso già a scivolare in mare ad una velocità imprevista.

Per l'esattezza, sottolinea uno studio dell'Università di Cambridge, tre volte maggiore di quella di dieci anni fa: 50 metri all'anno. Sicuramente una velocità che non permette al giaccio, stando a quanto afferma Eric Rignot della Nasa, di essere rimpiazzato dalle nuove precipitazioni. Nel 2002, ad esempio, crollò un intero fronte di 3.000 chilometri quadrati, la placca Larsen-B, alla quale si appoggiavano letteralmente tutti gli strati immediatamente contigui. Da quel giorno, lo slittamento è stato peggio che inarrestabile.

Nell'Atlantico settentrionale, la degenerazione è meno evidente, ma forse più preoccupante per la maggiore densità di popolazione delle aree interessate. Uno studio del Centro Oceanografico di Southampton, nel Regno Unito, ha dimostrato che la circolazione di acqua calda trasportata dalla Corrente del Golfo verso le coste dell'Europa Occidentale è crollata del 30%. “Non sappiamo dire se si vada verso un blocco totale”, ha detto il coordinatore della ricerca, Harry Briden, “ma sono risultanze che ci rendono decisamente nervosi”.

Il nervosismo degli scienziati è giustificato anche dai precedenti storici, analizzati sulla scorta di ipotesi che gli ultimi studi stanno via via confermando. L'ultima grande glaciazione che 8.500 anni fa ridusse l'Europa Occidentale ad una sterminata prateria di neve, scrive ancora il “New Scientist”, venne scatenata da un fenomeno assimilabile allo scioglimento della calotta polare. Usando al computer due diversi programmi di proiezione, studiosi del Bryn Mawr College in Pennsylvania e del Nasa Goddard Institute for Space Studie di New York hanno raggiunto la stessa conclusione. A provocare la tremenda glaciazione che per 300 anni attanagliò l'Europa fu il crollo di una barriera di ghiaccio che liberò milioni di metri cubi d'acqua fredda e dolce nell'Atlantico.

Il cataclisma ebbe luogo dove oggi si trova il Canada, in un punto in cui il ritiro dei ghiacciai avvenuto nel 9.000 avanti Cristo aveva portato alla formazione di due enormi laghi, ben più grandi dei Grandi Laghi di oggi, il cui accesso al mare era impedito da una barriera di ghiaccio all'altezza della Baia di Hudson. Quando questa cedette, una quantità colossale di acqua si riversò nell'Oceano. Oltre ad abbassarne la temperatura, questo enorme fiume interno alle correnti oceaniche ne alterò la salinità, distruggendo il movimento circolatorio che permetteva alle acque calde del Golfo del Messico di risalire verso l'Europa ed a quelle ormai fredde di scorrere verso sud.

“La temperatura delle acque scese, all'improvviso, di almeno cinque gradi, raggiungendo lo zero”, concludono A.P. Wiersma e H. Renssen, della facoltà di biologia dell'Università di Amsterdam. L'Italia venne investita dall'ondata di gelo, anche se la lontananza dall'Oceano e la vicinanza con l'Africa stemperò gli effetti della glaciazione.

Lo scioglimento attuale della calotta polare non avrebbe conseguenze così brusche, ma forse più profonde. Le ricerche pubblicate dalle riviste specializzate “Proceedings of the National Academy of Sciences” e “Quaternary Science Review”, riferisce New Scientist, “dimostrano come un afflusso di acqua dolce di questo tipo possa bloccare la circolazione interoceanica delle correnti in linea con i dati climatici a disposizione”.

Conclude la pubblicazione americana: “Non sono pochi gli scienziati che suggeriscono come il surriscaldamento delle temperature terrestri e lo scioglimento dei ghiacci possa abbassare ancora oggi la salinità dell'Oceano fino a provocare la distruzione delle correnti”. Quando potrebbe avvenire tutto questo? Secondo Renssen, forse già entro il 2020. Questa notizia è stata divulgata dall'agenzia “AGI” in data 11 gen. 2006.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Sea Ice in the News

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E-mail: Alessio Mannucci




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