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Clima

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Genesi di un uragano
Genesi di un uragano


di: Alessio Mannucci

L'uragano è la più violenta manifestazione delle depressioni tropicali - una sorta di grande “valvola” che scarica l'eccesso di energia che si accumula in quelle zone -capace di sviluppare una potenza pari a 200 chilotoni, dieci volte quella prodotta dalla bomba atomica scoppiata ad Hiroshima. L'uragano Katrina è stato il sesto a colpire quest'anno gli Stati Uniti e il più devastante. Ogni anno, molti fenomeni atmosferici di questo tipo si abbattono su vari paesi del mondo assumendo nomi diversi: è chiamata ciclone o uragano sulle coste dell'atlantico, tifone nell'oceano Indiano.

Il fenomeno interessa esclusivamente i mari caldi e solo in alcuni periodi dell'anno quando la temperatura del mare supera i 27 gradi Celsius su una profondità di 80 metri e l'aria dell'alta atmosfera è fredda (generalmente da gennaio a marzo nell'oceano Indiano, da giugno a novembre sulla costa est americana). L'aria calda, più leggera, si alza e aspira in alto l'umidità del mare formando delle nuvole. Anche i venti risalgono e conferiscono alle nuvole un movimento a spirale, attorno a una zona di calma relativa chiamata “occhio del ciclone”.

Questi fenomeni tropicali, con diametro da 300 a 1000 km, percorrono migliaia di chilometri, per circa una settimana, a una velocità di 20-25 km/h su percorsi difficilmente prevedibili: a volte compiono una traiettoria ad anello, tornando sul luogo già devastato dal loro primo passaggio fino a quando, giungendo sul continente, perdono progressivamente potenza. Intorno alla zona di depressione, si formano venti fino a 300 km orari e l'umidità portata in alto si condensa e ricade al suolo sotto forma di piogge intense. Il livello del mare può alzarsi di parecchi metri provocando inondazioni. Il tornado è un fenomeno dello stesso genere, ma su scala locale e di dimensioni ridotte.

L'usanza di chiamare gli uragani con nomi di persona in ordine alfabetico è stata avviata nel 1953 dal National Weather Service americano, che ha definito una tabella che comprende oltre cento nomi, semplici e facili da ricordare. Una volta esaurita la lista, si ricomincia da capo. Fino ad allora, questi fenomeni venivano identificati indicandone la posizione con latitudine e longitudine. Inizialmente i nomi utilizzati erano esclusivamente femminili, ma dal 1978, in onore alla parità dei sessi, si cominciò a utilizzare anche quelli maschili. I vantaggi di questo tipo di identificazione sono eminentemente pratici: nel caso in cui i cicloni da monitorare siano più di uno nella stessa zona, non si rischiano sovrapposizioni e confusioni.

Il “landfall” di Katrina è avvenuto sulle coste della Lousiana, poco ad est di New Orleans. In quel momento Katrina era un uragano di categoria 5, la massima prevista nella scala Saffir-Simpson, con venti che superavano i 240 km/h. Rapidamente, come “quasi” sempre accade agli uragani quando raggiungono terra, Katrina ha perso d'intensità, percorrendo al contrario tutti i gradini della scala Saffir-Simpson, fino ad essere declassato a Tempesta Tropicale. La perdita di intensità non gli ha impedito di causare gravi danni alle strutture nella città di New Orleans e nelle aree attigue, dove al forte vento si sono unite fortissime precipitazioni in grado di accumulare 183 mm nelle ultime 24 ore all'aeroporto di New Orleans, dove è stato anche registrato un minimo di pressione di 958 hPa. Molte zone affacciate sul Golfo del Messico tra Louisiana ed Alabama sono state inondate, mentre lentamente, alla velocità di circa 35 km/h, la tempesta si è diretta verso nord-est, nello stato del Mississippi.

Le previsioni del NOAA indicano che potrebbero essere fino a 7 gli uragani di categoria pari o superiore a 3 - in gergo “major hurricanes” - entro la fine dell'anno. La scala che determina l'intensità dell'uragano nell'oceano Atlantico e nel nord-est del Pacifico si chiama Saffir-Simpson: categoria 1 - minimo: venti da 119 a 153 km/h, livello del mare che sale da 1 m a 1,70 m. Rischi leggeri per le abitazioni senza fondamenta. Strade costiere inondate; categoria 2 - medio: venti da 154 a 177 km/h. Il mare si alza da 1,80 m a 2,60 m. Tetti sollevati, strade costiere e situate sotto il livello del mare inondate da 2 a 4 ore prima dell'arrivo dell'occhio del ciclone; categoria 3 - intenso: venti da 178 a 209 km/h, acque più alte di 2,70-3,80 m. Alberi grossi sradicati, cartelloni rovesciati. Molti tetti danneggiati.

Inondazioni sulle coste, molte abitazioni costiere distrutte. Strade basse inondate da 3 a 5 ore prima dell'arrivo dell'occhio del ciclone. Terreni fino a 1,5 m sul livello del mare inondati; categoria 4 - estremo: venti da 210 a 249 km/h, livello del mare più alto da 3,90 a 5,60 m. Alberi sradicati, tabelloni rovesciati. Danni gravi a tetti, porte e finestre. Terreni fino a 3 metri s.l.m. inondati. Danni gravi ai piani inferiori delle abitazioni dovuti alle inondazioni. Evacuazione della popolazione consigliata fino a tre km dalla linea di costa; categoria 5 - catastrofico: venti oltre i 250 km/h, livello del mare cresciuto di oltre 5,60 m. Poche porte e finestre resistono, i vetri esplodono, numerose abitazioni distrutte. Danni gravi ai piani inferiori delle abitazioni fino a 1 km dalla linea di costa e fino a una quota di 5 m sul livello del mare. Evacuazione della popolazione consigliata fino a 6 km all'interno.

Secondo i dati dell'Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory, Katrina è da annoverare tra i i primi 20 uragani “killer” abbattutisi sul Nord America dal 1900 ad oggi. Il primo, con oltre 8.000 morti, fu quello ribattezzato “Galveston”, che colpì il Texas nel 1900. A seguire, l'uragano “Lake Okeechobee”, che nel 1928 fece più di 2.500 vittime; nel 1919, un tifone senza nome causò più di 600 morti, più o meno lo stesso numero di vittime provocate dal “New England”, nel 1938. Seguono, al quinto posto, il “Labor Day” (1935) con 408 vittime, “Audrey” (1957), 390 morti, “Great Atlantic” (1944), 390 vittime, “Grand Isle” (1909), 350, un altro non ribattezzato in alcun modo che nel 1915 ha fatto 275 vittime. “Katrina” è entrato direttamente nella top 20, che potrebbe anche scalare fino al numero 1 quando si conoscerà il numero effettivo di vittime.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

DOC-NOAA-OAR-AOML Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory

E-mail: Alessio Mannucci




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