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Come si trasforma un uragano


di: Barbara Nova

Gli scienziati iniziano a capire come un uragano si trasforma in un mostro

Nell'Atlantico sono chiamati uragani, nel Pacifico occidentale tifoni, nel resto de mondo cicloni tropicali, ma dovunque si manifestino queste tempeste, le forze che determinano la trasformazione di un uragano in un mostro sono oggi un po’ meno misteriose.

Gli scienziati della NASA hanno scoperto che particolari nubi chiamate “hot towers” forniscono degli indizi per determinare la forza e l'intensità futura degli uragani. Le “hot towers” sono nuvole di pioggia alte come grattacieli che si formano all'interno di molti uragani. Mentre l'uragano si estende su centinaia di miglia, le “hot towers”, alte e sottili, interessano una regione che non supera le due miglia. Inoltre, una singola “hot tower” vive non più di un'ora, mentre l'uragano di cui fa parte può sopravvivere per più di una settimana. “Le hot towers” sono di piccole dimensioni ma sembra che possano alterare il destino dei grandi uragani” dice Owen Kelley, ricercatore della NASA.

Possono innalzarsi fino alla parte estrema della troposfera, lo strato più baso dell'atmosfera, a circa 9 miglia sopra i tropici. Una “hot tower” particolarmente alta fu quella che si formò nell'uragano Bonnie nell'agosto del 1998, quando Bonnie si intensificò, alcuni giorni prima di colpire il North Carolina e di causare tre decessi e danni per un miliardo di dollari, come afferma il National Hurricane Center del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).

L'aria calda tende a salire e queste torri sono chiamate “calde” perché si sviluppano in altezza a causa di una grande quantità di calore, chiamato calore latente. Quest'ultimo viene rilasciato dal vapore acqueo mentre si condensa e diventa liquido.

Le “hot towers” furono scoperte da Joanne Simpson, una delle prime donne meteorologo a studiare gli uragani negli anni 50. Servendosi di fotografie tradizionali e delle allora avanguardistiche osservazioni radar, la Simpson contò e misurò le “hot towers” che si formavano nei cicloni tropicali. Il suo lavoro pionieristico dimostrò che le hot towers fanno aumentare le possibilità che si formi un nuovo ciclone tropicale.

Continuando il lavoro della Simpson, Owen Kelley del Goddard Space Flight Center della NASA e John Stout della George Mason University fecero una statistica globale molto particolare sul manifestarsi delle hot towers nei cicloni tropicali, scoprendo che quando nell'occhio di un ciclone si forma una hot tower ci sono il doppio delle possibilità che questo si intensifichi nelle sei ore seguenti.

Vista satellitare dell'uragano Isabel

I due studiosi hanno presentato questa scoperta in occasione dell'incontro annuale della American Meteorological Society di gennaio 2004 a Seattle, Washington. “Prevedere la formazione di un ciclone tropicale non basta. Vogliamo migliorare la nostra capacità di prevedere l'intensità della tempesta e i danni che questa provocherebbe se raggiungesse la costa”. Il satellite utilizzato nella missione TRMM (finalizzata alla misurazione delle precipitazioni tropicali) ha fornito loro i dati per la ricerca. “È l'unico satellite che dispone di raggi X e questo ci da la possibilità di osservare l'interno delle hot towers”, dice Kelley. Nella missione TRMM Stati Uniti e Giappone collaborano allo studio delle precipitazioni tropicali.

Gli scienziati continueranno a raccogliere dati sui cicloni tropicali per migliorare l’affidabilità di queste statistiche e per riuscire a prevedere con maggior precisione quando una tempesta si trasformerà in un mostro.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

NASA Goddard Space Flight Center

Recipe of a Hurricane

Isabel's Engine

Traduzione a cura di Barbara Nova
E-mail: barbaranova@ecplanet.com




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