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Aumenta la ricerca sugli OGM
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di: fabio Quattrocchi

Secondo uno studio della Bio Economic Research Association (Bio ERA), gli alti costi e l'incertezza dei guadagni dallo sviluppo delle piantagioni Geneticamente Modificate sono i fattori principali della crescente concentrazione della ricerca nelle mani di poche compagnie. Il rapporto afferma che sole 4 compagnie gestiscono il 57% della ricerca e dello sviluppo delle piantagioni GM: Monsanto, Du Pont/Pioneer, Bayer/Aventis e la Dow.

La FAO parla di un "divario molecolare" tra i paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. Il divario tra gli agricoltori ricchi e quelli poveri, tra le priorità della ricerca e i reali bisogni, tra lo sviluppo tecnologico e il trasferimento di tecnologie sta aumentando, afferma la FAO. Per far fronte al divario, le biotecnologie devono essere reindirizzare alle necessità dei poveri e al miglioramento della qualità e quantità di cibo. Un dialogo sui benefici e sui rischi dovrebbe essere portato avanti. I paesi e gli agricoltori dovrebbero avere accesso alle risorse genetiche e alle tecnologie oltre che ai mezzi per usarle.

Attualmente nn ci sono rilevanti investimenti sulle 5 piantagioni più importanti nelle regioni tropicali semi aride (sorgo, miglio, piselli, ceci e arachidi); questo è dovuto al fatto che il 70% degli investimenti provengono dal settore privato di ricerca delle multinazionali, soprattutto nei paesi ricchi. Attualmente, l'85% di tutte le piantagioni GM nel mondo sono costituite da soia resistente agli erbicidi, mais resistente agli insetti e diversi tipi di cotone, progettati per ridurre i costi di lavoro nei sistemi di produzione di larga scala, non per nutrire i paesi in via di sviluppo o migliorare la qualità del cibo. Non ci sono programmi pubblici per affrontare i problemi più critici dei poveri e dell'ambiente.

La biotecnologia è solo una delle opzioni per migliorare la qualità e la quantità del cibo in modo sostenibile. La scelta delle opzioni migliori per affrontare problemi di produzione specifici nei paesi in via di sviluppo dovrebbe essere basata su considerazioni di carattere economico, tecnico, sociale, commerciale e di sicurezza. Le biotecnologie possono aggiungere nuove dimensioni agli approcci integrati attualmente esistenti, ma non sostituirli. Forse le potenzialità maggiori delle biotecnologie non vengono dagli organismi geneticamente modificati, ma dalle tecniche che completano le strategie di incrociamento convenzionale per aumentarne l'efficienza (come l'uso dei marcatori genetici).

I vaccini e i materiali vegetali liberi da virus hanno grandi potenzialità. Gli strumenti diagnostici basati sulle biotecnologie possono essere di grande aiuto per identificare subito molti agenti patogeni virali e batterici. La ricerca biotecnologica dovrebbe concentrarsi su sfide chiave che i paesi in via di sviluppo devono affrontare come la siccità, l'erosione del suolo e la salinità. Il punto è sfruttare le risorse genetiche attraverso le biotecnologie, e non solo manipolarle. La FAO è preoccupata per la crescente specializzazione della ricerca agraria esclusivamente concentrata a livello cellulare.

Le pressioni sugli istituti di ricerca per ottenere finanziamenti esterni (e non pubblici) può portare ad una enfatizzazione eccessiva della ricerca correlata al biotech. La percezione delle potenzialità di far profitto dagli OGM ha già cambiato la direzione degli investimenti verso una maggiore dipendenza dalle monocolture. La FAO chiede di rovesciare il declino del finanziamento alla ricerca pubblica.

fonte: FAO; Reuters:
traduzione di: Fabio Quattrocchi




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