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Salmoni transgenici
Salmoni transgenici


di: Massimo Bertolucci

Polemiche molto accese si sono scatenate negli Stati Uniti, in Canada e in Nuova Zelanda sulla possibilità di sostituire il salmone selvatico con quello geneticamente modificato. Le polemiche si sono estese non soltanto fra le associazioni di consumatori, ma anche fra gli stessi allevatori di pesci.

A fiutare l`affare è stata la A/F Protein, una società canadese di acquacoltura che ha uno stabilimento nella British Columbia: introducendo nelle uova fertilizzate il gene dell`ormone della crescita, ha creato un salmone che nei primi mesi di vita si sviluppa da quattro a otto volte più rapidamente rispetto a quello selvatico. Diventa adulto, con un peso di circa mezzo chilo, in soli quattordici mesi contro i 28 del salmone dell`Atlantico.

La società canadese avvalora la metodologia sostenendo che in questo modo si ottengono due raccolti invece di uno nello stesso periodo di tempo, e che i costi di produzione subiscono un drastico ridimensionamento. Evidentemente tutto ciò non avviene gratuitamente: secondo l`A/F Protein, il salmone transgenico, che una volta diventato adulto è uguale agli altri, consuma però dal 70 all`80 per cento in più di ossigeno e richiede vasche ad hoc, con 8 milligrammi di ossigeno per litro di acqua. Secondo gli allevatori della British Columbia il salmone transgenico sarebbe un boomerang commerciale.

E non è tutto. La North Atlantic Salmon Conservation Organisation sostiene che per ogni tonnellata di salmone pescato se ne producono 100 negli allevamenti, e in questi impianti si verificano spesso incidenti o imprevisti. Come in caso di tempeste che danneggiano i canestri in mare aperto. Risultato: lo scorso giugno almeno 100 mila salmoni sono ritornati in libertà.

E se incidenti simili succedessero con i salmoni transgenici? Robert Devin, uno degli scienziati americani creatori dei super pesci, sostiene che, una volta in mare aperto, i salmoni "modificati" potrebbero indebolire quelli selvatici perché sono più aggressivi e il loro metabolismo li porta ad essere affamati al punto di mangiare continuamente. Gli ecologisti, rincarando la dose, sostengono che se coltivati in canestri in mare aperto, le possibilità di fuga sono molteplici e, di conseguenza, il pericolo di trasferire le loro caratteristiche genetiche ad altri salmoni è altissimo.

William Muir e Richard Howard, ricercatori della Purdue e della Michigan University, hanno messo a punto un modello di diffusione dei pesci transgenici in mare aperto. Secondo i due ricercatori i salmoni "ingegnerizzati" avrebbero un successo riproduttivo molto elevato: da 4 a 6 volte maggiore rispetto a quelli selvatici. Lo studio di Muir e Howard suona come un vero e proprio campanello di allarme perchè essi stessi sottolineano che si tratta di un semplice modello di simulazione che non tiene conto di possibile incognite.




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