Un gruppo di ricercatori dell'Università del Texas A&M, è riuscito a clonare un normalissimo gatto, in buona salute, che mangia, gioca e dorme. Il programma Copy-cat è stato finanziato, con oltre 3,5 milioni di dollari, da un anziano magnate, fondatore della Genetic Saving & Clone, al quale i ricercatori hanno ceduto tutti i diritti di sfruttamento delle tecniche di clonazione dagli stessi messe a punto.

Questo non è che il primo risultato di una ricerca che, a dire della Genetic Saving Clone, promette sorprendenti sviluppi. Il secondo atto sarà rappresentato dall'attuazione del Missyplicity Project. I ricchi proprietari di questa società, infatti, intendono procedere alla clonazione di un cane, che chiameranno Missy, col proposito ultimo di creare il doppione genetico dei loro defunti animali. Per chi volesse usufruire dei vantaggi della clonazione, il sito della G.S.C. propone i ritratti della bella Missy, un'animazione scodinzolante, ed infine la possibilità di iscriversi al club " Gli amici di Missy", per ordinare uno dei futuri cagnolini.
La clonazione, intesa come riproduzione di individui dotati dello stesso corredo cromosomico, ha già sollevato proteste e contestazioni da un punto di vista etico, e certamente quest'ultima notizia inasprirà ulteriormente gli animi, anche in considerazione della grande quantità di animali ospitati presso gli appositi asili, o che comunque vengono continuamente abbandonati. Tutti argomenti, purtroppo, non condivisi da quanti desiderano animali di razza. Il Wall Street Journal in un articolo riferisce che sono ormai in molti a conservare le cellule dei propri amici a 4 zampe, nella speranza che la clonazione degli animali un giorno diventi realtà.
Perché, allora, non farsi tentare dalla logica di mercato che sfrutta la scienza e le debolezze dell'animo umano?
Sarebbe opportuno, prima di rispondere a questa domanda, rileggere lo splendido saggio del fondatore dell'etologia, tale Konrad Lorenz, intitolato :" E l'uomo incontrò il cane ", in cui lo scrittore ricorda con struggente nostalgia il suo primo cane, una femmina che gli è stata fedele amica per lunghi anni. Questa immagine scalfita nella mente dello scrittore si affievolisce solo di fronte all'ultimo discendente della sua compagna a 4 zampe, il cui sguardo e le cui movenze gli danno la reale e vivida emozione di rivederla correre libera e felice nei boschi.
Ad un certo punto del libro Lorenz dice: " La vidi accasciata al suolo, e immediatamente allontanai il maschio per evitare che fosse in giardino all'arrivo del veterinario che veniva a prenderla. Al ritorno a casa pensai che si sarebbe affannato a cercarla, ad annusarne le tracce. Niente di tutto ciò.. Il cane sapeva che le tracce da seguire avrebbero portato ad un luogo per lui inaccessibile ". Conclude affermando che un clone non potrebbe domani ingannarlo.
A questo punto, ove ancora vi fossero dubbi, la risposta è una sola: il rispetto per tutte le creature, unito alla coscienza e consapevolezza che un clone rimane un clone, la semplice fotocopia genetica di una creatura che non potrà rivivere se non nei nostri più intimi ricordi.