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Transbacter - Gusplus
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di: Alessio Mannucci

Un articolo pubblicato su Nature di questa settimana è intitolato “Geni trasferiti alle piante da diverse specie di batteri”. Descrive due nuove tecnologie: TransBacter, un metodo per trasferire geni alle piante, e GUSPlus, un metodo per visualizzare dove si trovano i geni e cosa fanno. Dietro la ricerca, finanziata dalla Rockefeller Foundation, c'è un team di scienziati che vuole fornire le tecnologie come un “kernel” (la parte principale di un sistema operativo, ndr) aperto, su modello di quello Linux. È la prima offerta pratica di biologia open-source.

I ricercatori che vogliono sviluppare tecnologie basate su questo kernel possono usarlo solo se aderiranno alla licenza flessibile stabilita dal BIOS. L'iniziativa è promossa da Richard Jefferson, già fondatore della Cambia, un istituto di scienza agricola di Canberra, Australia. “La mia speranza è di favorire tutte quelle persone che al momento si trovano ad essere seriamente svantaggiate, in cerca di frenare l'aumento della povertà e delle disparità” ha detto Jefferson. “Ci sono milioni di creativi a cui non è concesso di mettere il loro lavoro a servizio di cause nobili come il miglioramento della qualità della vita”.

Ma in che modo i poveri agricoltori potranno beneficiare di queste nuove tecnologie? Jefferson la chiama “tecnocrazia rappresentativa”. Sperando che l'iniziativa del BIOS riuscirà a coinvolgere università e altre istituzioni e che aiuti nuove imprese, come le già numerose organizzazioni noprofit esistenti, a migliorare le condizioni delle nazioni più povere. “Le istituzioni pubbliche hanno bisogno di essere più efficaci e l'iniziativa del BIOS potrà aiutarle di fatto”. Jefferson ha in mente una partecipazione globale decentralizzata. Perché la sua visione possa divenire realtà, la BIOS sta pensando di usare il suo website BioForge, lanciato da pochi giorni, per consentire agli scienziati di depositare e ricavare informazioni specifiche.

“È fondamentale che le nuove tecnologie agricole si spostino verso i commons” dice John Wilbanks, direttore esecutivo di Science Commons, il gruppo che vuole rendere più semplice, e legale, la condivisione dei dati scientifici. “Usando la metafora del sistema operativo, possiamo dire che questa è la Print-F (funzione di stampa, ndr) per la genomica. Sarebbe come provare a fare un qualsiasi pezzo di software e dover chiedere ogni volta il permesso per poterlo stampare”.

“L'industria biotech per il momento non si è opposta ufficialmente”, ha detto Lisa Dry, portavoce della Biotechnology Industry Organization. Facendo notare che, il più delle volte è la mancanza di infrastrutture, non le licenze di brevetto, a impedire l'implementazione di nuove tecnologie in paesi in via di sviluppo. “Il sistema giudiziario, la cultura, il regime regolatorio. Vi sono molte disfunzioni da correggere ancor prima di giungere alla questione della proprietà intellettuale”, dice la Dry. È logico che le maggiori compagnie biotech, come la Dow Chemical e la Monsanto, i cui business plans sono centrati sulla protezione dei brevetti su piante geneticamente modificate, non vedranno mai di buon occhio la biologia open-source. La Monsanto ha già avviato diversi procedimenti contro agricoltori colpevoli di aver usato i suoi prodotti senza permesso.

Jefferson sostiene invece che anche le compagnie biotech avrebbero forti ritorni economici adottando il nuovo modello open-source, perché si realizzerebbe un forte abbassamento dei costi di ricerca, innovazione e produzione. “Si dovrebbe certo creare una maggiore sinergia tra le compagnie”, dice Stephen Maurer, della Goldman School of Public Policy alla University of California di Berkeley, il quale ha proposto un approccio open-source allo sviluppo di farmaci contro le malattie tropicali in una ricerca pubblicata a dicembre sulla Public Library of Science. D'altronde, l'IBM già finanzia il software open-source, perché l'IBM vende hardware che ha bisogno di software. Anche l'hardware biotecnologico avrà bisogno di investimenti per sviluppare il suo kernel open-source.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

BIOS

Science Commons

Bio Forge

Cambia

Biotechnology Industry Organizations

Public Library of Science

E-mail: Alessio Mannucci




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