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di: Alessio Mannucci

I Ministri dell'Ambiente del G8 e di cinque fra i più importanti Paesi in via di sviluppo hanno lanciato da Potsdam, in Germania, l'ennesimo grido d'allarme riguardo l'estinzione della biodiversità del Pianeta. Nella prima giornata di lavori, rappresentati USA, Russia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Canada e Italia, più quelli di Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica, si sono impegnati, in un documento denominato “Iniziativa di Potsdam”, a fare cosa ?

Un'altro rapporto, sul modello di quello preparato dall'ex capo della Banca mondiale Nicholas Stern sulle conseguenze economiche del riscaldamento della Terra, che dovrà stabilire i costi economici della distruzione della biodiversità.

Si preoccupano delle perdite economiche, poverini.

Inoltre, un altro rapporto dovrà stabilire lo stato dell'annientamento di numerose specie di animali e piante. Prendono ancora tempo i padroni del mondo. Dicono di volersi impegnare a intensificare il lavoro scientifico sulla biodiversità, a sensibilizzare l'opinione pubblica e a lottare contro il commercio illegale di piante e animali.

«Stiamo cancellando la banca dati della natura», ha detto ai giornalisti il ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel, che ha presieduto i lavori. Gabriel ha sottolineato come ogni giorno 150 specie spariscano dal Pianeta, un fenomeno che minaccia le basi stesse della nostra economia: il 40% del commercio infatti è direttamente legato alle materie prime.

A essere minacciate sono al tempo stesso, ha aggiunto Gabriel, la prosperità e la sicurezza sociale, mentre ne viene rafforzata la povertà.

Ma che bella scoperta.

Gli studi annunciati saranno presentati al vertice del G8 in programma a inizio giugno a Heiligendamm, sulla costa tedesca del Mar Baltico.

La riunione di Potsdam è in effetti una farsa pensata per imbonire l'opinione pubblica in preparazione del vertice dei capi di Stato e di governo del G8 in programma fra tre mesi, dove ci sarà un primo confronto diretto dopo gli impegni assunti dall'Unione Europea riguardo le drastiche riduzioni delle emissioni di gas serra.

BASTA CON LE CHIACCHIERE: AGIRE ORA !

Dinanzi alla residenza di Cecilienhof, nella quale si tengono i lavori, attivisti di Greenpeace hanno inscenato una dimostrazione di protesta . Un grande striscione giallo con la scritta “G8: Stop talking - Act Now” è stato issato a bordo della barca dell'organizzazione “Beluga”, che si aggira nelle acque del Wannsee, il lago sulle cui rive sorge il castello di Ceciliehof.

Tale residenza è nota per aver ospitato tra luglio e agosto 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, il vertice tripartito fra i leader di USA, URSS e Gran Bretagna - Truman, Stalin e Churchill - che nella cosidetta conferenza di Potsdam parlarono del nuovo assetto dell'Europa postbellica.

Secondo Greenpeace, ''Bush e i suoi alleati hanno tradito la causa della protezione del clima'', mentre le emissioni di gas tossici continuano ad aumentare. ''I maggiori paesi industrializzati sono ancora lontanissimi dagli obiettivi indicati dal protocollo di Kyoto'', ha detto in un comunicato Joerg Feddern, esperto di energia di Greenpeace.

In testa il Canada, con un +30 per cento rispetto ai livelli del 1990, seguito da Stati Uniti con un +15,7 per cento, Italia a +12, 3 per cento e Giappone a +7,7 per cento. Le emissioni di gas serra, purtroppo, sono calate solo nei Paesi dell'ex blocco comunista, per il crollo della loro economia, mentre altrove, come in Italia, crescono e anche in maniera significativa.

DEFORESTAZIONE IN ACCELERAZIONE

Meno 20mila ettari al giorno, per un totale di 7,3 milioni di ettari all'anno. Questa la perdita netta di foreste nel mondo secondo il recente rapporto della FAO “Lo Stato delle Foreste nel Mondo”. Dal 1990 al 2005, la Terra ha perduto il 3% del suo territorio forestale totale (che copre circa 4 miliardi di ettari, vale a dire il 30% della superficie del Pianeta), un calo medio di quasi lo 0,2% l'anno. Tra il 2000 e il 2005,la perdita più alta di foreste primarie si è registrata in Indonesia, Messico, Papua Nuova Guinea e Brasile.

Foto satellitare del 20-03-07: zona a nord est del Brasile (i punti rossi sono incendi)

Anche Africa e America Latina continuano a perdere foreste a un tasso allarmante. Ogni anno l'Amazzonia perde un'area grande quanto la Sicilia e il continente africano in sei anni ha volatilizzato il 9% di tutte le sue foreste. L'Europa ed il Nord America registrano invece un aumento della superficie forestale. Si segnala in generale anche una positiva inversione di tendenza rispetto ai decenni precedenti: mentre in 83 paesi c'è stata una diminuzione della copertura forestale, in altri 57 si è visto un aumento. È il caso dell'Asia e della regione del Pacifico.

In Cina, i grandi investimenti negli interventi di riforestazione hanno bilanciato l'alto tasso di deforestazione di altre zone, dice il rapporto. “Molti paesi hanno mostrato la volontà politica di migliorare la gestione delle foreste rivedendo politiche e legislazioni e rafforzando le istituzioni forestali”, ha detto David Harcharik, direttore generale aggiunto della FAO, “maggiore attenzione è stata data alla conservazione del suolo e delle risorse idriche, alla difesa della diversità biologica ed ad altri fattori ambientali”.

Secondo Greenpeace si tratta però di una visione troppo ottimistica: il rallentamento della deforestazione a livello mondiale, in realtà, sarebbe solo il risultato della crescita del numero degli alberi piantati in paesi che hanno già perso le proprie foreste naturali. “Secondo la FAO, in Asia aumenta la superficie forestale grazie ai quattro milioni di ettari di piantumazioni in Cina, ma le piantagioni certo non compensano la devastazione delle foreste tropicali dell'Indonesia, dove la deforestazione avanza ad un tasso annuale del 2%”, denuncia l'associazione ambientalista.

Per Greenpeace è più credibile il rapporto che l'Organizzazione per le Foreste Tropicali (ITTO) ha reso noto qualche mese fa: meno del 5% delle foreste tropicali sono gestite con pratiche sostenibili, mentre il taglio illegale continua ad intaccare pesantemente le foreste tropicali. «I nostri più vicini parenti nel mondo animale, gorilla, scimpanzè, bonobo e orango, rischiano di scomparire per sempre per la perdita del loro habitat – spiega allarmato Sergio Baffoni, di Greenpeace - certo non vivranno nelle piantagioni di eucalipto. Con loro scompariranno moltissimi altri animali: i due terzi delle specie animali e vegetali terrestri hanno nelle foreste il proprio habitat. Confondere una piantagione con una foresta intatta è un tragico errore».

E mentre il rapporto FAO dice che le foreste europee e del Nord America sono in netta crescita, Greenpeace dice che anche le foreste boreali sono a rischio. «La Finlandia incrementa la propria superficie boscata, ma allo stesso tempo si appresta a distruggere gli ultimi frammenti di foresta primaria, malgrado gli avvertimenti di tutta la comunità scientifica del paese – sottolineano gli ambientalisti - in Canada continua la pratica del taglio a raso, che erode progressivamente le preziose foreste borali.

Non si tratta solo di proteggere la biodiversità sempre più minacciata. Secondo la Banca Mondiale, 1,2 miliardi di persone hanno bisogno delle foreste per sopravvivere. La perdita di foreste naturali causerà un incremento della povertà, dell'insicurezza e dell'instabilità sociale.

Greenpeace sta mettendo all'indice il gigante finnico-svedese Stora Enso, il principale acquirente di fibre di legno dalla Metsähallitus un´agenzia statale, che secondo gli ambientalisti sta distruggendo le foreste affidatele: «Con il legno proveniente da queste preziose foreste – spiegano gli attivisti finlandesi di Greenpeace - Stora Enso produce carta per riviste stampate in tutto il mondo, Italia inclusa, e risme da fotocopie». La Stora Enso ribatte che la biodiversità in quelle foreste è adeguatamente salvaguardata, ma 240 scienziati di università e istituti statali finlandesi di ricerca chiedono di fermare il taglio nelle foreste naturali del Paese, perché non sostenibile dal punto di vista ecologico e che violerebbe gli accordi internazionali sottoscritti dalla Finlandia per la protezione della biodiversità. sono proprio gli scienziati ad avvertire che le operazioni forestali in programma causeranno un cambiamento irreversibile.

La stessa FAO, fa rilevare anche che le foreste sono esposte anche a pericoli come insetti, malattie, specie invasive e incendi. «I trasporti rapidi, la facilità degli spostamenti e il commercio internazionale in espansione hanno facilitato la propagazione della devastazione».

Tra l'80 e il 99% degli incendi boschivi sono di natura antropica, dovuti al dissodamento agricolo e ai piromani , mentre i fulmini sono la causa principale degli incendi non provocati dall'uomo.

È evidente che le foreste saranno colpite profondamente dai cambiamenti climatici, e che i danni causati dall'aumento degli incendi, dei parassiti e delle malattie sono destinati a crescere.

Data articolo: marzo 2007

Istituzioni citate nell'articolo:

ITTO

Greenpeace International

Food and Agriculture Organization of the United Nations

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E-mail: Alessio Mannucci




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