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di: Fabio Quattrocchi

Le navi Europee che hanno fatto esaurire le risorse ittiche nell'Atlantico settentrionale adesso stanno facendo lo stesso nelle acque Africane, lasciando ben poco alle comunità locali. Il WWF sostiene che la riduzione degli stock ittici dell'Africa occidentale è riconducibile alle flotte Europee che pescano legalmente, ma anche alle navi Russe e Asiatiche che pescano illegalmente. Nel 1997, il pescato totale delle navi estere e le canoe locali ammontava a 453,000 tonnellate di pesce nelle acque territoriali. Alla fine del 2001, il pescato è crollato a 396,000 tonnellate. Secondo il WWF, gli stock di tonno, considerati un indicatore della salute generale del mare, sono quasi scomparsi.

Le flotte che battono bandiera Europea stanno lavorando nelle acque del Senegal grazie ad un accordo commerciale da 64 milioni di euro della durata di 4 anni. Il governo del Senegal dice di aver bisogno di quel denaro per fare cassa. Le navi Europee che hanno fatto esaurire le risorse ittiche nell'Atlantico settentrionale adesso stanno facendo lo stesso nelle acque Africane, lasciando ben poco alle comunità locali. I pescherecci Europei in acciaio sono 20 volte più grandi delle canoe in legno di 30 metri usati generalmente dai pescatori locali, e sono capaci di produrre con una singola retata guadagni di migliaia di euro alla volta.

I pescatori Senegalesi invece dicono di guadagnare 50 centesimi di euro al giorno, se sono fortunati. Ma spesso tornano a casa senza aver pescato neanche un pesce. I loro pescherecci sono poco moderni a parte i motori fuoribordo e le reti in fibra sintetica. Dicono che le risorse ittiche, considerate un loro diritto dalla nascita, stanno scomparendo nelle stive refrigerate delle flotte Europee che fanno pesca a strascico.

Il WWF, che da sempre critica questi accordi commerciali, sostiene che la riduzione degli stock ittici dell'Africa occidentale è riconducibile alle flotte Europee che pescano legalmente, ma anche alle navi Russe e Asiatiche che pescano illegalmente. In un rapporto del 2002, il WWF affermava che le navi estere sono le maggiori responsabili del sovrasfruttamento delle risorse ittiche che dovrebbero fornire cibo per l'Africa nel presente e in futuro. Ma gli ambientalisti dicono che i pescatori Senegalesi hanno anche delle colpe, alcuni per tenersi gli esemplari giovani invece di rigettarli in mare (in modo che possano riprodursi), altri per usare la dinamite al posto delle reti e gli ami.

L'Unione Europea difende la sua flotta. Sostiene che il trattato col governo limita la pesca di molte specie, richiede la presenza di osservatori su ogni nave e fornisce lavoro ai Senegalesi. L'accordo quadriennale, che estende un trattato originariamente firmato nei primi anni '80, prevede che l'UE paghi 16 milioni di euro all'anno al Senegal, uno dei paesi più poveri del mondo. Inoltre impegna il governo Senegalese a spendere 3 mln di euro nello sviluppo della pesca sostenibile e responsabile nelle acque Senegalesi.

Ma molte persone nei villaggi di pescatori dicono di aver visto pochi benefici dai pagamenti dell'UE. Circa 600 mila persone nel paese lavorano nell'industria ittica. Avendo un entroterra desertico, il pesce ha sempre giocato un ruolo vitale nell'economia, nella dieta e nella cultura locale.

Nel 1997, il pescato totale delle navi estere e le canoe locali ammontava a 453,000 tonnellate di pesce nelle acque territoriali. Alla fine del 2001, il pescato e' crollato a 396,000 tonnellate. Secondo il WWF, gli stock di tonno, considerati un indicatore della salute generale del mare, sono quasi scomparsi. La gente dei villaggi spera che le flotte Europee facciano la stessa fine del pesce: scompaiano. I paesi con i quali l'UE ha stipulato accordi simili sono: Angola, Capo Verde, Isole Comoros, Guinea Equatoriale, Gabon, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Costa D'Avorio, Madagascar, Mauritania, Mauritius, São Tomé and Príncipe e Seychelles.

fonte: Australian Greens; ENS;
traduzione di: Fabio Quattrocchi




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