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di: Fabio Quattrocchi

"Una pietra miliare nello sviluppo dell'agricoltura". Definisce così il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, il trattato internazionale sulle risorse genetiche delle piante per l'alimentazione e l'agricoltura approvato durante l'ultima conferenza Fao a Roma.

Jacques Diouf
direttore generale della Fao

Si tratta di un accordo per la tutela delle risorse genetiche vegetali (sessantanove specie, tra cui le più importanti come grano, patata, mais, barbabietola e avena, mentre rimangono escluse, ad esempio, pomodoro e soia) che porta più trasparenza e maggiore accesso per i paesi più poveri al mercato globale delle sementi.

 

In sostanza l'accesso a queste risorse e anche ai geni di queste piante, non viene inibito dalla proprietà intellettuale, ma rimane libero. Non solo, ma anche i privati potranno partecipare a questo sistema, con l'obbligo di versare una percentuale dei benefici monetari ottenuti dalla commercializzazione delle risorse tutelate ad un fondo per lo sviluppo agricolo, che dovrebbe essere gestito dagli stessi contadini che lavorano le terre.

Il trattato, che si riferisce a un mercato da 27 miliardi di dollari, approvato con 116 voti a favore e due astensioni - quella di Stati uniti e Giappone - è stato illustrato dall'ambasciatore venezuelano Fernando Gerbasi, presidente della commissione Fao sulle risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, che lo ha definito "un accordo internazionale unico e di vasta portata". La convenzione, secondo Gerbasi, mira a garantire che in futuro resti disponibile la diversità delle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura. Ma soprattutto, grazie al trattato, i benefici derivanti dalle attività legate alle risorse genetiche potranno essere equamente ripartiti.

Fernando Gerbasi
presidente della commissione Fao

Il nuovo accordo, che entrerà in vigore dopo aver ricevuto quaranta ratifiche, modifica il precedente impegno internazionale, adottato dalla conferenza nel 1983 come strumento volto a promuovere una convergenza internazionale in materia di accesso alle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura.

Ma è in armonia con la convenzione sulla biodiversità adottata nel 1992 come primo accordo internazionale vincolante su questa materia. "Sicuramente il trattato rappresenta un punto in avanti - spiega Luca Colombo, responsabile Ogm di Greenpeace - anche se molto di più si poteva fare.

Si poteva stilare una lista più lunga della piante coinvolte anziché l'attuale fatta a macchia di leopardo, si poteva esprimere in maniera più esplicita il carattere vincolante dello stesso trattato. Non è stata poi definita in maniera specifica la percentuale che dovrà essere riversata al fondo dei contadini, ma considerando le differenti posizioni da cui si partiva quello di oggi è comunque un traguardo positivo e per questo ne auspichiamo una ratifica rapida".


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