40 milioni di tonnellate. Questa è la quantità di Ozono che è andata perduta quest'anno.
La misurazione, che è stata effettuata dal satellite Envisat dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea), ha rivelato che il 2006 è stato l'anno record per la perdita di Ozono, battendo il primato negativo del 2000, in cui la perdita era stata di 39 milioni di tonnellate.
L'entità della perdita di ozono è stata ricavata misurando l'area e la profondità del buco dell'ozono: il 2 Ottobre gli scienziati dell'ESA hanno rilevato che il buco di quest'anno ha un'area di 28 milioni di Km2, circa la stessa che aveva nel 2000, mentre la profondità, che raggiunge i livelli record del 1998, è di circa 100 unità Dobson (unità di misura che indica lo spessore dello strato di ozono di una colonna sottostante la misurazione).
Il primato del 2006 è dovuto alla concomitanza dei valori record sia per la profondità sia per l'ampiezza. Il fattore che è stato determinante nella perdita di ozono di quest'anno è la temperatura molto bassa che si è registrata sopra l'Antartide (dove si forma il buco), che ha raggiunto i livelli più bassi dal 1979; gli esperti di ingegneria atmosferica dell'ESA sostengono infatti che il freddo record, in combinazione con la presenza degli inquinanti, ha reso la perdita di quest'anno particolarmente significativa.
Envisat è il più grande satellite per l'osservazione terrestre mai costruito: può localizzare la riduzione di ozono e seguirne l'evoluzione, consente il calcolo della radiazione UV e l'elaborazione di previsioni. I tre strumenti che si trovano a bordo di Envisat sono: lo Sciamachy (Scanning Imaging Absorption Spectrometer for Atmospheric Cartography), il sensore Gomos (Global ozone monitoring by occultation of stars) e il Mipas (Michelson interferometer for passive atmospheric sounding).

L'ESA, nell'ambito del monitoraggio per la sicurezza ambientale, ha inoltre un progetto detto Temis che consente di monitorare sia l'ozono sia la radiazione ultravioletta grazie ai dati raccolti da Sciamachy and Gome-1. Nel 2006 verrà lanciato anche il primo di una serie di tre satelliti MetOp che, per assistere i ricercatori che si occupano del clima, monitoreranno i livelli di ozono e altri parametri atmosferici. Il satellite MetOp, il primo satellite polare europeo in una missione dedicata alla meteorologia, sarà dotato di uno strumento detto Gome-2 che consentirà il monitoraggio continuo dell'ozono per i prossimi decenni.
Il monitoraggio in continuo e a lungo termine dei livelli di ozono è fondamentale per seguire l'evolversi della situazione, in particolare dovrebbe essere visibile il recupero dello strato di ozono che è previsto per il 2060 circa (ma ci sarà ancora qualche anima viva in circolazione ?, ndr). Per il momento, come rilevato dai dati raccolti quest'anno, si stà andando nella direzione opposta. Oltre all'ESA, anche la NASA ha rilevato, lo scorso 25 settembre, che il buco dell'ozono raggiungeva 29,5 milioni di Km2 in ampiezza, stimando un deficit di ozono di circa 39,8 milioni di tonnellate. Il risultato è allarmante non solo per la perdita in quanto tale, ma anche per il fatto che si verifichi nonostante l'impegno profuso (più a parole che nei fatti, ndr) per l'eliminazione dei gas CFCs.
Sembra però che il quadro sia più complicato e che sul fenomeno del buco dell'ozono entrino in gioco anche altri fattori, in particolare sembra vi sia una responsabilità dell'aumento dell'effetto serra. I possibili legami fra riduzione dell'ozono e cambiamenti climatici sono dovuti al fatto che le crescenti concentrazioni dei gas serra, responsabili del surriscaldamento del pianeta, portano ad una temperatura più elevata sulla superficie terrestre ma anche a un raffreddamento della stratosfera; questo determina l'aumento delle nubi polari scatenando le reazioni che distruggono l'ozono.
Fonte: Arpat / novembre 2006
Istituzione scientifica citata nell'articolo:
ESA - Observing the Earth - Understanding Our Planet -
Record ozone loss during 2006 over South Pole
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