Più tempo del previsto perché si riformi lo strato
Lo strato di ozono non riguadagnerà i livelli precedenti agli anni Ottanta del secolo scorso fino al 2065. Lo afferma una ricerca americana e canadese presentata alla conferenza autunnale della American Geophysical Union da Dale Hurst, della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa).
Secondo i risultati di alcuni voli di controllo effettuati nello spazio aereo canadese e americano, le sostanze che distruggono lo strato di ozono nell'alta atmosfera, i clorofluorocarburi, continuano a essere emessi da vecchi frigoriferi e vecchi impianti di condizionamento dell'aria. “Le riserve di CFC potrebbero essere più grandi di quanto pensato fino a oggi”, commenta Hurst. In particolare il problema sembra essere la persistenza nell'atmosfera di alcuni di questi composti. Il CFC-11 ha un periodo di vita di 11 anni, mentre il CFC-12 di un centinaio di anni.

Intanto i più recenti dati diffusi dalla Nasa, ottenuti dal satellite Aura lanciato nel 2004, sembrano indicare che le dimensioni del buco dell'ozono sul Polo Sud sono sotto controllo. Tra la metà di settembre e quella di ottobre, il periodo di picco del fenomeno, il buco ha coperto 9 milioni e 400 mila miglia quadrate, una dimensione di poco più grande rispetto a quella dell'anno scorso.
Nel 1998, le dimensioni del buco erano in media di 10 milioni e 100 mila miglia quadrate, mentre per dieci degli ultimi dodici anni è stato più grande di 7 milioni e 700 mila miglia quadrate. Prima del 1985 non era più grande di 4 milioni di miglia. Un problema è rappresentato dalla temperatura nell'alta atmosfera: il fatto che il 2005 sia stato un anno molto caldo ha fatto sì che il buco fosse di 386 mila miglia quadrate più grande di quello che sarebbe stato in un anno con temperatura normale.
I dati di Aura hanno però riguardato anche lo spessore dello strato di ozono, e sembra che negli ultimi dieci anni solo altre due volte si sia registrato uno spessore maggiore di quello avuto quest'anno. In ogni caso lo spessore registrato nel 2005 è ancora pari alla metà di quello registrato prima degli anni Ottanta. Questa notizia è stata diffusa dall'agenzia “ZadiG”.
Foto scattata da Antonello Pasquale
Istituzione scientifica citata nell'articolo:
NOAA