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Emergenza ambientale in Iraq
Emergenza ambientale in Iraq


di: Fabio Quattrocchi

Secondo BirdLife Int, un nuovo conflitto in Iraq causerebbe danni ambientali irreversibili come la scomparsa degli ultimi 50 km2 di paludi rimasti nella regione da cui dipendono le popolazioni locali.


L'organizzazione ambientalista BirdLife International ha inviato all'UNEP, ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e al governo Iraqeno una completa documentazione sui possibili rischi a cui andrebbero incontro le popolazioni locali e gli ecosistemi regionali se dovesse scoppiare un conflitto in Iraq.

L'Iraq ospita sul suo territorio 42 aree ornitologiche importanti, e un'area Mesopotamica delle specie ornitologiche endemiche, abitata da quelle specie di uccelli che vivono solo in Iraq. Gli uccelli che migrano attraverso l'Iraq lungo percorsi antichi di migliaia di anni incontreranno incendi, fuoriuscite di petrolio, sostanze tossiche ed esplosioni nei loro voli se il conflitto iniziasse, sostiene BirdLife Int.

Gli uccelli trampolieri e gli uccelli acquatici sarebbero particolarmente esposti ai rischi di fuoriuscite di petrolio perché il territorio Iraqeno è situato nell'estremità settentrionale del Golfo Persico che è uno dei 5 siti più importanti al mondo per lo svernamento degli uccelli trampolieri e un'area importante che centinaia di migliaia di uccelli acquatici migratori usano per rifornirsi durante il periodo primaverile ed autunnale.

Nel 1991 BirdLife Int. e la Royal Society for the Protection of Birds hanno mandato tre squadre di scienziati nella regione del Golfo per valutare gli impatti ambientali della guerra e il conseguente inquinamento petrolifero. La documentazione inviata al consiglio di sicurezza dimostrano che la guerra del 1990-1991 ha causato le più grandi fuoriuscite di petrolio della storia. Circa sette milioni di barili di greggio sono fuoriusciti inquinando 560 km di costa e distruggendo importanti ecosistemi. Secondo la task force di Friends of the Earth inviata nell'area nel 1991, oltre 763 milioni di petrolio si sono riversati nel Golfo Persico; 322 km di costa dell'Arabia Saudita sono stati contaminati rovinando le paludi costiere e provocando la morte delle specie ornitologiche che vi vivevano; inoltre gli ecosistemi desertici sono stati distrutti dal movimento di mezzi pesanti e dalle fuoriuscite di petrolio avvenute sulla terra.

Basandosi sulle informazioni riguardanti i danni ambientali causati dalla Guerra del Golfo nel 1991 e sui dati riguardanti i recenti conflitti in Yugoslavia e Afghanistan, BirdLife Int ha identificato 7 rischi per l'ambiente e la biodiversità (e di conseguenza anche per le popolazioni locali) che la guerra potrebbe causare:

-La distruzione fisica o il disturbo di habitat naturali di importanza internazionale a causa dell'uso delle armi;

-Inquinamento tossico degli habitat naturali causati dalle fuoriuscite di petrolio o dagli incendi dei pozzi dovuti ai combattimenti;

-Contaminazione chimica e bio-tossica degli habitat come risultato dell'uso di armi di distruzione di massa e dai bombardamenti convenzionali delle infrastrutture militari ed industriali;

-Distruzione fisica degli habitat in seguito alla crescita della pressione umana causata dai movimenti di massa dei rifugiati (inquinamento dell'acqua, uso di legname come combustibile, caccia della fauna);

-La distruzione di paludi e vegetazione forestale dovuta ai combattimenti;

-La desertificazione resa più accentuata dai veicoli militari e dall'uso di armi (i carri armati comprimono il suolo ostacolando la ricrescita della vegetazione);

-Estinzione di specie o subspecie endemiche

Secondo BirdLife Int, l'impatto della guerra sull'ambiente è stato spesso ignorato dal conflitto stesso. Come ha dimostrato la prima guerra del Golfo, simili conflitti hanno effetti devastanti sull'ambiente, la biodiversità e la qualità della vita dei popolazioni locali anche molto dopo la cessazione delle ostilità.

BirdLife Int dice che in Iraq ci sono 16 specie ornitologiche minacciate o quasi minacciate, oltre a 3 specie endemiche di palude. Nel 1991, gli uccelli intrappolati nelle chiazze di petrolio diventarono il simbolo dell'impatto ambientale della guerra, BirdLife Int spera di non rivedere ancora una volta le stesse immagini sugli schermi televisivi nel 2003.

Prima della loro quasi totale distruzione, i 15,000 km2 di paludi mesopotamiche formavano uno degli ecosistemi palustri più estesi dell'Eurasia occidentale. Questa complessa rete di laghi e paludi d'acqua dolce segue il corso del Tigri e dell'Eufrate, estendendosi da Baghdad fino al sud del paese. Oggi di quelle paludi rimangono intatti solo 50 km2, ma questi hanno la possibilità di ripristinare il sistema. I mammiferi e le specie ittiche che abitavano solo nelle paludi sono scomparse. Le specie ittiche costiere del Golfo, dipendenti dalle paludi per deporre le uova, hanno subito un enorme declino. Un nuovo conflitto potrebbe portare alla distruzione finale di queste paludi.

L'impatto di questa distruzione ha privato la popolazione indigena dei Ma'dan del loro ambiente tradizionale. I Ma'dan vivevano in queste zone da 5,000 anni, basando il loro stile di vita sostenibile sulle ricche risorse delle paludi. Molti dei Ma'dan adesso sono rifugiati o sfollati in seguito al conflitto del 1991, alle repressioni del governo Iraqeno e alle sanzioni economiche.

In queste paludi molte specie ittiche deponevano le uova e in questo modo fornivano il 60% del pesce consumato in Iraq. Ma le zone palustri mesopotamiche sono state pesantemente danneggiate dalla guerra Iran-Iraq tra il 1980 e il 1988 a causa degli incendi estesi, dai pesanti bombardamenti e dall'uso diffuso di armi chimiche.

fonte: BirdLife International; ENS; Friends of the Earth;
traduzione di: Fabio Quattrocchi




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