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Ambiente

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State of the world
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redazione ECplanet

Prima ancora di fondare il Worldwatch Institute, Lester Brown ha sempre insistito sull'importanza che i sistemi naturali dovrebbero avere rispetto a quelli economici. Brown ha sempre ricordato che proprio dalla salute dei sistemi naturali dipendono le economie nazionali. Persino la più avanzata delle società umane dipende dai processi di fotosintesi che si svolgono nelle sue foreste, nelle sue praterie e nelle sue aree coltivate.

Nello “State of the World 1988”, Brown scriveva: “Solo a patto che la volontà di assicurare un futuro sostenibile divenga una delle principali preoccupazioni dei governi nazionali, sarà possibile evitare che il continuo deterioramento dei sistemi naturali che presiedono alla vita economica vanifichi ogni sforzo teso a migliorare la condizione umana”.

Il rapporto “State of the World”, pubblicato in ben trenta lingue diverse, fornisce il quadro riassuntivo dei trend degli andamenti socio-economici affiancati a quelli ambientali. Emerge chiaramente come la nostra è una specie che sta compiendo un grande esperimento sulla biosfera, ad esempio nella modificazione dell'equilibrio dei gas che compongono l'atmosfera e nella modificazione dei processi evolutivi, giungendo persino ad intervenire, con le biotecnologie, nel patrimonio genetico degli esseri viventi.

Un esperimento i cui esiti, lo stiamo vivendo sulla nostra pelle, si sono dimostrati catastrofici. Abbiamo creato un mondo artificiale complesso ed articolato che annienta quello naturale. Le 225 persone più ricche del mondo possiedono congiuntamente una ricchezza di oltre mille miliardi di dollari, una cifra equivalente al reddito annuale del 47% più povero della popolazione mondiale, costituito da 2,5 miliardi di persone. Anche nei paesi ricchi va incrementandosi il numero dei poveri.

La ricchezza della vita sulla Terra (la cosiddetta biodiversità) è stata pesantemente distrutta dalla nostra specie: è difficile dire quante specie vengano distrutte ogni anno a causa del nostro devastante intervento, anche perché non sappiamo bene quante specie esistano sul pianeta. Secondo alcune stime del noto biologo Edward Wilson dell'Università di Harvard, nel 2000 si estinguevano 74 specie al giorno, 3 all'ora. Il nostro intervento, soprattutto in alcuni ambienti particolarmente delicati, quali le foreste tropicali, ha portato il livello di estinzione a superare da 1.000 a 10.000 volte il tasso naturale.

Nessun biologo serio dubita del fatto che la specie umana stia causando una delle più importanti ondate di estinzione della storia geologica del pianeta. La vita sulla Terra esiste grazie all'energia solare che viene poi trasformata dai processi di fotosintesi, dovuti ai vegetali, in materia organica a disposizione per tutta la vita sul pianeta. Gli ecologi dell'Università di Stanford hanno calcolato che la specie umana si appropria del 25% della disponibilità di energia fissata nella materia organica dai vegetali (la cosiddetta produttività primaria netta).

Il famoso bioeconomista Herman Daly ha scritto ne “Lo Stato Stazionario”: “Pochissimi mettono in discussione la desiderabilità o la possibilità di una ulteriore crescita economica, obiettivo universalmente accettato nel mondo. Capitalisti, comunisti, fascisti, socialisti, tutti vogliono la crescita economica e si sforzano di renderla massima. Il sistema che cresce al tasso più alto è considerato il migliore. Il fascino della crescita è che su di essa si fonda la potenza della nazione e rappresenta un'alternativa alla ridistribuzione come mezzo per combattere la povertà”.

Aurelio Peccei, fondatore e presidente del Club di Roma, fino alla sua scomparsa, figura dalle straordinarie qualità umane ed intellettuali, scriveva, nel 1981, che sia dal punto di vista della teoria sia da quello delle sue applicazioni concrete, l'economia è entrata in dissonanza con gli interessi fondamentali dell'umanità. La specie umana, nonostante le sue straordinarie capacità scientifiche e tecnologiche che le hanno consentito di estendere i limiti imposti dalla natura, non può andare più oltre. E' impossibile vivere al di fuori dei limiti naturali.




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Ultima modifica = (27-02-2006:08:04)  EDIT ARTICLE Nr. 22520  



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