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Microrganismi nei bacini
Microrganismi nei bacini


di: Donata Allegri

In quattro bacini del Mediterraneo sono stati scoperti dei microrganismi che sopravvivono a concentrazioni-record di sale di magnesio. Questa scoperta è stata fatta da una équipe di ricercatori che hanno lavorato al progetto BioDeep, una collaborazione fra diversi gruppi di ricerca europei. È importante perché permette di individuare una nuova categoria di estremofili, ossia di organismi capaci di vivere in condizioni reputate poco adatte per la vita.

Esistono già i termofili, che sopportano alte temperature, psychrophiles che amano il freddo, ed ora si aggiungono gli ipersalinofoli che vivono dove la salinità è talmente elevata da non poter essere sopportata da nessun altro essere vivente. Nel quadro di un programma di ricerca europeo sugli ecosistemi del fondo marino, i ricercatori hanno esplorato, dal 2001 al 2004, quattro bacini oceanici del Mediterraneo risalenti al Miocene. Questi bacini (Discovery, Atalante, Urania e Bannock) si trovano ad un centinaio di chilometri ad ovest dell'isola di Creta e si trovano ad una profondità di 500 m.

La salamoia che ristagna in questi bacini non si mescola con l'acqua di mare ed è caratterizzata da una concentrazione in cloruro di magnesio di 476 grammi/l, circa 100 volte superiore a quella che si trova nel resto del Mediterraneo, inoltre è quasi priva di ossigeno. Per riuscire ad analizzare queste acque salmastre che si trovano sul fondo del Mediterraneo, è stata utilizzata la bottiglia di Niskin.

Dopo aver analizzato i campioni di acqua prelevati, i ricercatori hanno trovato la presenza di DNA e dopo aver sequenziato i vari frammenti, hanno scoperto 50 specie di batteri finora sconosciuti oltre a 20 archeobatteri. I ricercatori hanno potuto determinare la chimica complessa che caratterizza l’attività degli archeobatteri: produzione di metano, riduzione di solfati, disgregazione di molecole organiche o assimilazione di acido glutamico, proprietà che non sono dissimili da quelle che caratterizzano i microrganismi più comuni. Per questo motivo questo studio può interessare le industrie del settore agroalimentare. Questa ricerca che è stata pubblicata sulla rivista “Science” potrà chiarire come si sia originata la vita sulla Terra.

Le bottiglie di Niskin servono per il prelievo dei campioni di acqua per le successivi analisi biologiche e chimiche in laboratorio. Sono dei cilindri che vengono aperti alle due estremità con un sistema che ne permette il mantenimento dell'apertura durante la calata in acqua fino al raggiungimento della profondità desiderata. La calata viene effettuata tramite un cavo a cui la bottiglia è legata e la chiusura, di tipo manuale, avviene attraverso l'invio di un messaggero, cilindro metallico, lungo il cavo facendo scattare un meccanismo che determina la chiusura ermetica di entrambe le estremità della bottiglia.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

KIWA

University of Reading

Donata Allegri
E-mail: donata.allegri@ecplanet.com
Sito personale: Crocevia




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