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a cura della redazione GT

I relitti sono “rifiuti tossici”

I migliaia di relitti di navi fantasma lasciate ad arrugginire in vari porti del mondo da adesso in poi verranno considerate rifiuti tossici. Lo ha stabilito un accordo dei giorni scorsi tra 163 paesi, in osservanza della Convenzione di Basilea sull'eliminazione e il controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi. Con il termine “navi fantasma” ci si riferisce alle vecchie imbarcazioni sia militari che commerciali solitamente rivendute come rottami. Quasi sempre esse contengono sostanze tossiche e pericolose, come Pcb, amianto, mercurio, piombo, residui di combustibili fossili.

Centinaia di navi del genere vengono fatte “spiaggiare” in Bangladesh e in India, dove frotte di individui denominati shipbreaker (letteralmente “rompibarche”) le fanno a pezzi per recuperarne l'acciaio. «È un lavoro difficile e pericoloso, che porta alla morte di almeno una persona al giorno», spiega Mike Townsley, portavoce di Greenpeace International.

I materiali tossici derivanti da tale attività non vengono gestiti in modo adeguato, e ciò crea enormi conseguenze ambientali che si ripercuotono sulla salute della gente che vive nelle aree limitrofe. La maggior parte dei relitti presenti nei cantieri navali del Nord America e dell'Europa, però, molto probabilmente non verranno assolutamente toccati, continua Townsley. Gli Stati Uniti possiedono un vero e proprio arsenale di navi non più utilizzate, che comprende almeno 125 vascelli militari in disarmo (la cosiddetta “flotta fantasma”).

«Il governo federale ha cercato in tutti i modi di ostacolare questa decisione», spiega l'ambientalista. Peraltro, gli Usa non hanno mai ratificato la Convenzione di Basilea, in vigore dal 1992, e non sono quindi obbligati a seguirne le regole. «Quella di definire queste imbarcazioni “rifiuti” è una scelta assolutamente radicale», commenta Richard Gutierrez del Ban (Basel Action Network), organizzazione ecologista internazionale con sede a Seattle.

Con la nuova regolamentazione, lo shipbreaking dovrà essere effettuato in maniera ecologicamente sostenibile, cercando di ridurre al minimo i movimenti oltre frontiera dei rifiuti pericolosi. I proprietari di barche avranno per primi il dovere di ripulire dalle tossine le proprie imbarcazioni prima di dimetterle, aggiunge Gutierrez. Far rispettare queste norme sarà del resto molto difficile, ammette.

La pratica diffusa del “cambio di bandiera” (ovvero della modifica frequente della nazionalità con cui la barca è registrata), così come l'avvicendarsi di diversi proprietari rende particolarmente complesso il voler risalire all'effettivo titolare della nave. I rappresentanti della Convenzione di Basilea hanno perciò in programma un incontro con l'International Maritime Organization, agenzia dell'Onu per la prevenzione dell'inquinamento degli oceani, per discutere di queste problematiche.

È chiaro, spiega Gutierrez, che paesi come l'India e la Turchia, in cui si svolge attività di shipbreaking, non hanno alcun interesse a farsi carico di navi contaminate, perché non dispongono di mezzi adeguati per la gestione delle tossine. Con la nuova regolamentazione, le imbarcazioni cariche di sostanze tossiche potranno essere rispedite al mittente a spese del legittimo proprietario. Ci sarà inoltre bisogno di un'assistenza finanziaria per la costruzione di bacini di carenaggio dotati di barriere di contenimento, fa eco Townsley.

Con l'arrivo, nei prossimi anni, di flotte di navi in disarmo da 2200 galloni di carburante per singolo scafo, lo shipbreaking “verde” per lui è ormai una necessità urgente. «È immorale che gli Stati Uniti o un qualsiasi altro paese rischino di trasformare i paesi in via di sviluppo in discariche di rifiuti tossici».

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Greenpeace Nederland - Shipbreaking Site

In collaborazione con la redazione GT




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N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (16-01-2005:11:13)  EDIT ARTICLE Nr. 16055  



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