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Deforestazioni in Birmania
Deforestazioni in Birmania


di: Fabio Quattrocchi

Birmania: Il regime dittatoriale sopravvive alle sanzioni economiche grazie alla deforestazione.

Secondo un rapporto di Global Witness, gli introiti derivanti dallo sfruttamento di foreste e di altre risorse naturali in Birmania permettono alla giunta militare di sopravvivere alle sanzioni economiche e perpetuano i conflitti armati nel paese. Quaranta anni dopo l'inizio della dittatura, il Consiglio per la Pace e lo Sviluppo (SPDC) rimane saldamente al potere sostenuto in parte dal controllo sulle risorse naturali.

Nel 2002 la sola attività forestale rappresentava il 9.3% degli introiti legali provenienti dalle esportazioni. Il regime vende queste risorse anche in cambio di appoggio politico e militare sia all'interno del paese (devolvendo il controllo sulle operazioni di taglio a figure militari importanti) sia con i paesi confinanti, soprattutto Cina e Tailandia. Le compagnie cinesi hanno ottenuto numerose concessioni di taglio in molte foreste dello stato di Kachin, dove si trovano le foreste temperate piu' ricche di biodiversita' al mondo, e la Tailandia continua ad importare il legname Birmano.

Particolarmente redditizio è il legno degli alberi teak, l'80% dei quali si trovano in Birmania essendo già stati decimati in altri paesi. Nel 1960, circa il 50% del paese era coperto da foreste, e il ministero delle foreste sostiene che questa percentuale non è cambiata da allora. Ma osservatori indipendenti dicono che la copertura forestale oggi non superi il 30% ed è in rapido declino. Nel 1998, il governo Cinese ha proibito sul proprio territorio il taglio forestale per fermare l'erosione del suolo e le alluvioni. Ma sembra che la sensibilità ambientale della Cina si fermi ai suoi confini: secondo i dati sulle importazioni, nel 2002 la Cina ha importato oltre 1 milione di metri cubi di legname dalla Birmania, cifra destinata a salire a 1.4 milioni entro la fine del 2003.

Il taglio forestale, controllato da diversi gruppi etnici armati oltre che dalla giunta militare, è caotico ed ha militarizzato il paese. Infatti anche i ribelli hanno finanziato le loro operazioni militari con la vendita di legname. Gli abusi dei diritti umani da parte della giunta sono aberranti, ma nessuno dei gruppo ribelli è innocente. La popolazione locale ha beneficiato poco in termini economici, mentre i potenti (anche ribelli) si sono arricchiti e l'ambiente è stato distrutto. Il rapporto sottolinea anche il legame tra il commercio di droga e il legname: i trafficanti di oppio hanno investito nelle attività forestali per riciclare denaro sporco, mentre i tronchi vengono spesso scavati per nascondere le droghe da esportare.

Aung San Suu Kyi

Alcuni programmi di distruzione delle coltivazioni di oppio sono stati usati per giustificare il taglio forestale di larga scala. Secondo Human Rights Watch, l'appoggio politico di Cina e Tailandia (e di altri paesi dell'ASEAN) al regime ha indebolito le pressioni internazionali sul governo Birmano per la liberazione di Aung San Suu Kyi, arrestata il 30 Maggio scorso e in seguito rimessa agli arresti domiciliari. Il continuo appoggio di Cina e Tailandia ha minato i tentativi da parte della comunità internazionale di mandare un chiaro segnale alla giunta sul fatto che è ora di aprire il paese alla democrazia. HRW sostiene che il prossimo meeting dei paesi APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) che si è tenuto tra il 20 e il 21 Ottobre sarà un'ottima possibilità per i paesi della regione di prendere una posizione unita contro gli abusi del governo Birmano. Le sanzioni imposte da USA, Unione Europea e Giappone sono seriamente messe in pericolo dagli investimenti privati internazionali e dagli aiuti miliatari da parte di altri paesi, particolarmente la Cina.

fonte: Global Witness; Human Rights Watch; Financial Times;
traduzione di: Fabio Quattrocchi




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