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Eresie ambientali
Eresie ambientali


redazione ECplanet

Entro i prossimi dieci anni, il movimento ambientalista dovrà rivedere le sue opinioni e il suo attivismo riguardo questioni topiche come: la crescita della popolazione, l'urbanizzazione, gli organismi geneticamente modificati e l'energia nucleare.

Il movimento ambientalista è animato da due forze – il romanticismo e la scienza – spesso in opposizione. I romantici si identificano con i sistemi naturali; gli scienziati li studiano dal di fuori. I romantici sono moralistici, si ribellano contro il potere dominante, combattono per amore della verità, difficilmente ammettono i propri errori, raramente cambiano direzione. Gli scienziati dicono di essere eticalisti, si ribellano ad ogni paradigma dominante, combattono l’uno contro l'altro. Per loro, la scienza è ammettere gli errori.

Nel movimento ambientalista ci sono molti più romantici che scienziati. E’ una fortuna, perché significa che molti appartenenti alle società sviluppate si vedono come ambientalista. Ma significa anche che le vedute scientifiche appartengono ad una minoranza, facilmente ignorate, soppresse o demonizzate se non coincidono con quelle più romantiche.

Prendiamo ad esempio la questione della crescita demografica. Per 50 anni, le proiezioni delle Nazioni Unite hanno sostanziato le preoccupazioni ambientaliste riguardo l'indefinito aumento esponenziale della popolazione. Fin quando, negli anni Novanta, le Nazioni Unite hanno cominciato a studiare meglio il tasso di fertilità, e, nel 2002, hanno adottato una nuova teoria che ha lasciato di sasso i demografi: la crescita della popolazione si sta livellando rapidamente verso il basso, specie nei paesi sviluppati, con il resto del mondo a seguire. In pratica, il tasso di natalità è in caduta libera, in alcuni casi è sceso perfino sotto la “crescita zero”. Da nessuna parte il trend mostra segni di rialzo. Nelle nazioni più in crisi, tra cui il Giappone, l'Italia, la Spagna e la Russia, si prevede che la popolazione giungerà ad un –30 per cento entro il 2050 (proprio di recente, è stato calcolato che gli spagnoli hanno perso, dal 1986, circa il 25 percento della capacità riproduttiva, ndr).

Ma cosa ha causato una così drastica inversione? Il tasso di crescita della popolazione aveva raggiunto un picco del 2 percento nel 1968, l’anno in cui Paul Ehrlich pubblicò “The Population Bomb”. Non è stato a causa del libro che le donne improvvisamente hanno cominciato a fare meno figli, ma dal fatto che si sono spostate in massa nelle città, dove avere un figlio è assai più problematico che stando in campagna. Se poi aggiungiamo la crisi economica, quella religiosa e quella sociale, l'emancipazione e la crisi dei matrimoni, ecco spiegato perché l'urbanizzazione ha rovesciato il problema dell'esplosione demografica.

Tanto per rinsaldare il concetto, un po' di numeri:Il 50 percento della popolazione mondiale vive oggi in città, entro il 2030 sarà il 61 percento. Nel 1800 era il 3 percento. Nel 1900, il 14 percento. In ogni singola regione del mondo, le piccole città e le aree rurali si stanno svuotando, lasciando il posto alla vita tornata selvaggia, che si cerca ora di proteggere dal relativo degrado. Non a caso, sempre più spesso capita che animali selvaggi si spingano a ridosso delle città, in cerca di cibo.

E, non a caso, cresce a dismisura la popolazione globale degli “squatters”, quelli che che occupano illegalmente spazi urbani abbandonati. Secondo il recente libro di Robert Neuwirth - Shadow Cities – sono circa un miliardo, ma in rapida crescita. Oltre a ripensare l'urbanizzazione, gli ambientalisti dovranno ripnesare anche le biotecnologie.

L'area biotech più promettente, a detta degli scienziati, è quella della manipolazione genetica, che i romantici tendono a rigettare violentemente. Va bene combattere il positivismo, ma perché rinchiudersi nel negativismo ? Le tecniche di manipolazione genetica offrono anche magnifiche possibilità, non escludono a priori un uso intelligente e perfino romantico della scienza.

Ad esempio, l'emergente “biologia open-source”, schierata contro il sistema restrittivo delle licenze, potrebbe produrre OGM sostenibili, eliminare erbicidi e pesticidi, perfino arricchire la biodiversità, con effetti benefici sull'ambiente.

Veniamo ora al “problema dei problemi”: lo sconvolgimento globale del clima. Secondo i romantici, i suoi effetti sul sistema naturale e sulla civiltà sono destinati a produrre un disastro universale: temperature sempre più calde, volume delle acque in rialzo, progressivo abbrutimento delle condizioni climatiche e della salute della popolazione, insomma, un vero e proprio “ecocidio” causato dall'opera irresponsabile dell'uomo. Un ritratto inquietante, ma che non si discosta molto dalla realtà, come hanno confermato negli ultimi anni anche approfonditi studi scientifici all'avanguardia.

Ma possibile che non ci sia alcun modo di evitare la catastrofe? Se è vero che le dinamiche climatiche sono state influenzate negativamente dalla nostra opera, allora sarà anche possibile il contrario. Eppure, ancora oggi, a dispetto dell’evidenza dei fatti, c’è chi cerca di eludere il protocollo di Kyoto (vedi gli Stati Uniti, i maggiori responsabili dell’emissione di gas serra, ndr) con atteggiamento anti-romantico ma anche anti-scientifico, sostenendo l'inesattezza delle previsioni catastrofiste.

E veniamo dunque al problema del nucleare: nonostante gli alti rischi che comporta e gli alti costi di lavorazione, è anche la forma di energia che potrebbe risolvere molti problemi, mediante la cosiddetta “economia all'idrogeno”.

I romantici hanno sempre mostratto una avversione quasi religiosa nei confronti del nucleare, e certo non gli si può dare torto, considerando i disastri che storicamente ha prodotto. Recentemente però, alcuni guru del movimento, come il “gaiano” James Lovelock, Patrick Moore (di Greenpeace), Hugh Montefiore (di Friend of the Earth), si sono espressi a favore di una nuova era nucleare basata su principi ecologici, causando non poche tensioni nel movimento.

Il conflitto tra scienza e romanticismo è in questo caso ancora più evidente. Ma perché non può esistere una scienza romantica o un romanticismo scientifico ? Una cosa è certa: dagli esiti dell'incontro-scontro tra questi due estremi, dipenderà il nostro prossimo futuro. I romantici, dopotutto, hanno ragione: siamo indivisibili dal sistema naturale.

Stewart Brand, laureatosi in biologia alla Stanford University nel 1960, fondatore del “Whole Earth Catalogue” e cofondatore di “The Well”, la prima comunità elettronica, autore di libri importanti come “The Media Lab, How Buildings Learn” e “The Clock of the Long Now”, è oggi impegnato con Global Business Network e The Long Now Foundation.

Autore: Steward Brand Fonte: Technology Review

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Global Business Network

The Long Now Foundation




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Ultima modifica = (28-06-2005:15:56)  EDIT ARTICLE Nr. 18575  


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