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redazione ECplanet

I grandi fiumi del mondo sono al collasso. È l'allarme lanciato dal WWF, a conferma dei peggiori timori espressi anche in un rapporto dalle Nazioni Unite. La maggior parte dei corsi d'acqua sta perdendo lo sbocco al mare e, cosa ancora più grave, quasi un quarto di quelli che ancora ce l'hanno rischia di restarne privo nei prossimi 15 anni. Principali imputati l'effetto serra, la siccità, ma soprattutto le opere artificiali dell'uomo.

Come rileva l'ONU, più di metà dei cinquecento maggiori fiumi della Terra sono parzialmente o completamente in secca, ridotti a poco più di un rigagnolo: dal Giordano al Colorado che attraversa le Montagne Rocciose, dal Fiume Giallo in Cina al Rio Grande lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, dal Nilo al Rio delle Amazzoni. Un caso su tutti: il Rio Grande, che negli atlanti continua ad essere indicato come uno dei venti fiumi più lunghi del mondo, non solo non riesce più a fare arrivare la sua acqua al mare ma scompare a metà del suo corso, fermandosi dopo appena 1.300 chilometri, all'altezza di El Paso, la città del Texas che lo priva di tutta la sua acqua.

Secondo il WWF, solo un terzo circa dei 177 fiumi più lunghi al mondo (oltre i 1.000 km) scorre senza incontrare dighe o altri sbarramenti. In realtà, solo 21 di questi sono fiumi senza ostacoli dalla sorgente alla foce, gli altri 43 sono tributari di altri grandi fiumi (come per esempio del Congo, del Rio delle Amazzoni e della Lena).

Come sottolinea il rapporto “Fiumi senza Ostacoli Lusso Economico o Necessità Ecologica ?”, la sempre più rapida diminuzione di fiumi non imbrigliati è una tendenza pericolosa che mette in forse la disponibilità di acqua per uso alimentare, sanitario, agricolo e ittico. “Ora che sono rimasti così pochi fiumi senza ostacoli artificiali, siamo sul punto di perdere un altro fenomeno naturale, e ci renderemo pienamente conto dei costi da pagare solo quando sarà troppo tardi”, sostiene il WWF.

I fiumi senza ostacoli sono naturali regolatori dei livelli d'inquinamento e di sedimentazione, la cui mancanza è stata tragicamente messa in evidenza dall'alluvione di New Orleans seguita all'uragano Katrina. L'uragano Katrina ha posto in risalto i gravi effetti negativi dei fiumi su cui l'uomo è intervenuto, come appunto il Mississippi. Dighe e canalizzazioni a monte del fiume hanno causato la riduzione dei sedimenti necessari per salvaguardare le terre umide costiere, una delle cause principali delle devastazioni e delle perdite di vite umane.

Il WWF afferma inoltre che non bisogna sottovalutare la minaccia che gli ostacoli artificiali costituiscono per gli animali. L'impatto sui fiumi degli sbarramenti costruiti dall'uomo rappresenta un grave pericolo per le vaste popolazioni di pesci gatto nel rio delle Amazzoni e nel bacino del Mekong, per i delfini di fiume nel bacino del Gange, per gli gnu nel fiume Mara. I fiumi cosiddetti ‘naturali’ si trovano in massima parte in Asia, e in quantità di poco inferiore in sud e nord America. In coda sono invece l'Australia e l'area del Pacifico, con solo tre fiumi, e l'Europa (con le zone a ovest degli Urali), dove un solo grande fiume, il russo Pechora, fluisce liberamente dalla sorgente al mare.

Fiume tagliamento

In Italia abbiamo il caso del Tagliamento - uno degli ultimi fiumi naturali delle Alpi - oggetto di un devastante progetto di casse di espansione, cioè di artificializzazione delle sponde. È solo un esempio della politica italiana “contro le acque interne” che è stata suggellata recentemente dalla Corte di Giustizia europea con la condanna del nostro Paese - ultimo dell'Unione europea a riguardo - per il mancato recepimento della Direttiva Quadro acque 2000/60/CE. Inoltre, l'Italia (dal Governo agli enti locali) non sta facendo nulla per “impedire il deterioramento dei corpi idrici superficiali”, come espressamente richiesto all'art. 4 della Direttiva europea: vi sono progetti previsti, o in corso, di nuovi ponti sul Po o sull'Oglio, di interventi devastanti su fiumi come il Maira o il Sesia (Piemonte), sul torrente Pontebbana (Friuli), su Seveso e Lambro (Lombardia), di nuove captazioni sulle aree sorgentizie dei fiumi Sele e Calore Irpino (Campania) solo per citare qualche esempio.

La necessità di una nuova politica per le acque in Italia è testimoniata anche dalle oltre 700 firme di scienziati ed esperti di acque italiani, raccolte dal WWF, per chiedere il recepimento e l'adeguata applicazione della Direttiva europea sulle acque.

Link correlati:

Dossier WWF

Dossier WWF «I grandi fiumi del pianeta»




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