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redazione ECplanet

Grazie alle osservazioni del Very Large Telescope dell'ESA è stato possibile misurare la distribuzione e i movimenti di migliaia di galassie dell'universo distante.

Dieci anni fa, i cosmologi scoprirono con grande sorpresa che l'universo si stava espandendo a velocità maggiore che in passato. “Ciò implica due seguenti possibilità”, dice Enzo Branchini, dell'Università di Roma III, coautore dell'articolo apparso su Nature, “o l'universo è permeato da una misteriosa energia oscura che produce una forza repulsiva contraria alla forza gravitazionale, oppure l'attuale teoria della gravitazione deve essere riveduta, e contemplare anche la possibile esistenza di dimensioni extra”.

Il gruppo internazionale formato da 51 scienziati di 24 istituti che ha condotto lo studio ha elaborato una tecnica di misurazione basata sul moto apparente delle galassie distanti, un fenomeno provocato dall'espansione complessiva dell'universo, che allontana le galassie le une dalle altre, e dall'attrazione gravitazionale della materia presente nelle galassie, che tende ad avvicinarle. Analizzando la radiazione di migliaia di galassie molto distanti da noi, la cui luce è stata emessa circa 7 miliardi di anni fa, gli scienziati hanno viaggiato nel tempo, osservando l'universo in un un'epoca che si colloca a circa la metà dell'età di quello attuale.

“Misurando le velocità apparenti delle galassie negli ultimi 30 anni”, dice Olivier Le Fèvre, del Laboratoire d'Astrophysique de Marseille, OAMP-CNRS, che ha partecipato alla ricerca, “gli astronomi sono stati in grado di ricostruire una mappa tridimensionale della distribuzione di galassie su grandi volumi che ha rivelato le strutture a larga scala dell'universo come ammassi e super-ammassi di galassie. Ma le velocità misurate contengono anche l'informazione sui moti locali delle galassie e ciò introduce piccole ma significative distorsioni nelle mappe dell'universo”.

Sono così stati raccolti più di 13.000 spettri di sorgenti che occupano un volume di circa 25 milioni di anni luce cubici. I risultati sono poi stati confrontati con analoghe misure relative all'universo locale relative al monitoraggio 2dFGRS, condotto con il telescopio situato nell'Australia orientale, che dà un'idea della distorsione attuale.

All'interno di questa incertezza sperimentale, resta da stabilire quale sia la più semplice forma dell'energia oscura, quest forza inafferrabile che occupa il 75% dell'universo, che Albert Einstein chamava “costante cosmologica”. “Ora”, dice Branchini, “saranno necessari altri studi ed altri test indipendenti per dare ulteriori conferme alle conclusioni degli scienziati”. Il mistero continua.

Data articolo: febbraio 2008

Istituzioni scientifiche citate e correlate all'articolo:

2dFGRS

Very Large Telescope

Università di Roma III

INAF-Osservatorio Astronomico di Brera

Laboratoire d’Astrophysique de Marseille

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The expanding universe

La materia oscura esiste (2)




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