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redazione ECplanet

Un team di scienziati alle prese con lo Chandra X-ray Observatory della NASA ha trovato la prima evidenza diretta dell'esistenza della materia oscura, la misteriosa sostanza che permea il 90% dell'universo. Doug Clowe e gli astronomi addetti a Chandra, all'Hubble Space Telescope, al Very Large Telescope dello European Southern Observatory e ai telescopi Magellano hanno concentrato i loro sguardi su un ammasso galattico formato dall'incontro di due ammassi di galassie che si sono attraversate a circa tre miliardi di anni luce da noi, a una velocità di quindici milioni di chilometri orari, chiamato “Bullet Cluster” per via della sua particolare distribuzione di nubi di gas e stelle (a forma di pallottola).

Lo scontro galattico ha prodotto una separazione spaziale tra la materia luminosa (o ordinaria, quella che costituisce l'Universo visibile, ndr) e la materia oscura: l'impatto ha rallentato la materia luminosa dei due ammassi di galassie, ma non ha frenato la materia oscura che, comportandosi in modo non convenzionale, non interagendo neanche con se stessa, non ha subito alcuna diminuzione di velocità.

La separazione tra i due tipi di materia è stata rilevata comparando le immagini a raggi X della materia luminosa con le misurazioni della massa totale, ottenute grazie alla tecnica del “lensing gravitazionale”, un trucchetto ispirato dalla predizione di Albert Einstein riguardo la distorsione della luce causata dalla forza di gravità di stelle e galassie di grande massa: l'ammontare di luce extra può essere calcolato e indicare la dimensione della massa relativa.

Così, grazie alle immagini della materia luminosa provenienti dal Chandra X-ray Observatory, si è potuto distinguere due grandi gruppi di materia oscura che si allontanano velocemente dalla collisione, seguiti da due ammassi più piccoli di materia ordinaria. Stando a David Clowe, i dati raccolti rappresentano “la prima diretta testimonianza dell'esistenza della materia oscura”.

Fin dagli anni Trenta gli astronomi si erano resi conto che la materia visibile nell'Universo era troppo poca per spiegare le interazioni gravitazionali osservate tra alcune galassie. La gravità “extra” ha due possibili spiegazioni: che la maggior parte della materia sia impossibile da vedere perché non emette luce né calore, oppure che la gravità non si comporti sempre nello stesso modo, ma segua un'altra legge in alcuni ammassi di galassie delle dimensioni di anni luce.

In accordo con la prima ipotesi, le osservazioni sembrano quindi confermare l’esistenza della materia oscura e che questa sia presente in maggiore quantità rispetto alla materia ordinaria che costituisce le stelle, i pianeti e tutti gli altri corpi celesti che conosciamo e che non rappresenterebbe che il cinque per cento dell'Universo. La massa “mancante” (ben il 25 per cento) interagisce solo gravitazionalmente e questo è l'unico indizio della sua esistenza.

Ma neanche la materia oscura basta a far quadrare i conti. Il restante 70 per cento dell’Universo sarebbe costituito da energia oscura, una forma di energia la cui esistenza è finora stata provata solo in modo indiretto e che bilancerebbe l'attrazione gravitazionale.

Data articolo: aprile 2007
Fonte: Space Daily

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