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redazione ECplanet

Il 21 Luglio 2004, al 17° Congresso Internazionale su “Relatività Generale e Gravitazione” tenutosi a Dublino, l'astrofisico di fama mondiale Stephen Hawking ha ammesso di essersi “sbagliato” riguardo i buchi neri.

La visione originale di Hawking era basata sulla teoria della relatività generale di Einstein, secondo la quale una volta che la materia collassa, in seguito all'evoluzione stellare, si forma un punto a densità infinita e volume zero, chiamato singolarità: in questo punto dello spazio-tempo la forza gravitazionale è così intensa che niente, neanche la luce, può sfuggirle, da cui il termine “buco nero” (il punto di non-ritorno, superato il quale nulla riesce più ad uscire, si chiama “orizzonte degli eventi”). Per questo motivo, la singolarità del buco nero non può contenere alcuna informazione: tutti i dati fisici relativi a eventuali particelle che rimangono intrappolate dal buco nero vanno persi per sempre.

Questa visione di Hawking, in auge da circa trentanni, stride con le leggi della meccanica quantistica, secondo cui nessuna informazione può mai andare persa del tutto. La teoria dei quanti, che descrive lo spazio e la materia su scala subatomica, contraddice Hawking, affermando che un buco nero può immagazzinare l'informazione dei processi fisici che rimangono intrappolati in esso.

Nel tentativo di riconciliare la teoria quantistica con la relatività generale, Hawking ha utilizzato una tecnica matematica introdotta dal fisico Richard Feynman, che l'ha applicata inizialmente alle particelle elementari. Giungendo alla conclusione che, potrebbe anche non esistere, in assoluto, un buco nero, piuttosto una regione dello spazio-tempo in cui i processi fisici richiedono un tempo più lungo per sfuggire all'attrazione gravitazionale. In altre parole, un oggetto che cade in un buco nero non scompare completamente, piuttosto, il buco nero viene alterato nel momento in cui “assorbe” l'oggetto stesso. L'informazione fisica dell'oggetto, anche se difficile da recuperare, è lì da qualche parte all'interno del buco-nero.

Secondo la nuova teoria di Hawking, i buchi neri “evaporano” lentamente nello spazio circostante emettendo particelle, sull'orlo dell' “abisso gravitazionale”, da cui fuoriesce una radiazione, chiamata proprio “radiazione di Hawking”, che potenzialmente porta con sé l'informazione in essa contenuta. Materia ed energia verrebbero così riemesse dai buchi neri in una altra forma alterata di materia ed energia.

Fonte: New Scientis del 13 marzo 2006

Istituzione scientifica citata e correlata all'articolo:

Lawrence Livermore National Laboratory

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