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redazione ECplanet

Nuovi dati della Wilkinson Microwave Anisotropy Probe (WMAP) della NASA, hanno generato la migliore evidenza mai fornita del fenomeno chiamato inflazione, occorso durante un intervallo di tempo di circa 1 trilionesimo di secondo (meno di un miliardesimo di miliardesimo di secondo), risalente a circa 13.7 miliardi di anni fa, ai tempi del Big-Bang, quando l'universo ha cominciato ad espandersi da una misura ridottissima fino a dimensioni astronomiche.

Courtesy of NASA/WMAP Science Team

I ricercatori hanno derivato questa evidenza dalla misurazione della più vecchia luce del cosmo, un bagliore ultra-debole della radiazione primordiale che è occorsa subito dopo il Big-Bang e che ancora permea l'universo, seppur molto debolmente, ad una temperatura che è solo una sottile frazione di un grado sopra lo zero assoluto.

I dati forniti da WMAP, accumulati in circa tre anni, mostrano anche disitinte variazioni nella radiazione che corrispondono esattamente alle aree dell'universo più popolate da galassie, e a vaste aree vuote tra i gruppi di galassie (le regioni di radiazione relativamente più calde e lucenti corrispondono alle più dense zone di attività galattica).

“WMAP misura la luce nel modo in cui un geologo esamina un fossile del passato”, ha detto uno dei principali investigatori che hanno analizzato i dati di WMAP, Charles Bennett, della Johns Hopkins University di Baltimora, “abbiamo sottoposto l'inflazione ad un rigoroso nuovo test”.

In rosso sono indicate le zone più calde e in blu quelle più fredde. Le linee bianche indicano la direzione di polarizzazione della luce più vecchia. Courtesy of NASA/WMAP Science Team

La teoria dell'inflazione, proposta più di 20 anni fa da Alan Guth per spiegare l'omogeneità dell'universo attuale, sostiene che fluttuazioni quantistiche sub-microscopiche siano occorse “nel mare del nulla, come per effetto dello sbattere di palpebra di quell'occhio che è diventato l'universo che vediamo oggi”, dice Bennett.  Il satellite della NASA, che orbita intorno al Sole a circa 1 milione di miglia di distanza dalla Terra, ha cominciato a raccogliere dati sulla temperatura della radiazione cosmica di fondo 5 anni fa, ma all'inizio, l'unica radiazione che gli strumenti di WMAP sono stati in grado di cogliere è stata quella che veniva dalla prima stella, infiammatasi circa 400 milioni di anni dopo il Big Bang.

In questi ultimi 3 anni, i ricercatori hanno usato gli strumenti di WMAP per penetrare la “nebbia” che avvolgeva la luce proveniente dalla prima stella e vedere la radiazione creata durante l'istante inflazionario in cui è nato l'universo. Ci sono riusciti applicando un tipo di filtro polarizzante che ha consentito la rilevazione delle parti più deboli della radiazione (anche centinaia di volte più deboli).

“In questo modo, WMAP ha potuto rilevare l'effettiva lucentezza”, ha detto Lyman Page della Princeton University, membro del team, cioè segnali di solo un tri-milionesimo di un grado Celsius. I nuovi dati così raccolti supporterebbero la stima secondo cui l'universo comprende solo il 4% di materia ordinaria, mentre il restante 22% sarebbe composto di materia oscura (cioè ancora non identificata) e il 74% di energia oscura (ancora più misteriosa).

In pratica, i dati dicono che, nei passati 5 miliardi di anni, l'energia oscura sia stata la casa di un “Little Bang”, cioè di una ulteriore espansione rispetto l'originale istante inflazionario risalente a circa 13.7 miliardi di anni fa. “I dati forniti da WMAP supportano la strabiliante conclusione che le fluttuazioni quantistiche hanno giocato un ruolo chiave nella nascita dell'universo”, dice Brian Greene, della Columbia University.

Queste fluttuazioni avrebbero creato zone di dis-omogeinità cresciute nel tempo e sottili variazioni nella temperatura della radiazione cosmica di fondo che, insieme, hanno causato sostanziali variazioni nel raggruppamento di materia che ha dato origine alle formazioni galattiche. Tradotto: a trasformare il caos in cosmo sono stati fenomeni di fluttuazione quantistica.

Una prova, secondo i ricercatori, a supporto della teoria dell'universo quantistico.

Fonte: Space Daily del 16 mar 2006

Istituzione scientifica citata e correlate all'articolo:

Wilkinson Microwave Anisotropy Probe - Cosmology

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