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di: Alessio Mannucci

Scienziati “dissidenti”, promotori della teoria dell'Universo Elettreico, hanno potuto usufruire di nuovi dati a supporto del loro modello grazie alla recente missione Deep Impact che ha portato una sonda NASA all'interno di una cometa.

I teorici dell'Universo Elettrico, raccolti intorno al sito Thunderbolts.info, credono che l'elettricità giochi un ruolo determinante nel cosmo, più di quanto non tengano conto i modelli gravitazionali standard, secondo cui le forze elettriche sono insignificanti su scala cosmica. I promotori dell'Universo Elettrico, sostengono che il loro modello può spiegare molti dei bizzarri e misteriosi fenomeni cosmologici del nostro Sistema Solare. Il gruppo di “ribelli” di The Thunderbolts comprende scrittori, ricercatori, ingegneri elettrici, perfino studiosi di mitologia comparata, ed è guidato dal fisico australiano Wallace Thornhill.

Le comete sono un caposaldo di tale modello, date le loro eccentriche orbite intorno al sole. Secondo il modello elettrico, le comete non sarebbero affatto inerti masse di ghiaccio e polvere di stelle, ma dei solidi piccoli asteroidi contenenti acqua allo stato ghiacciato, carichi negativamente, che durante il loro moto reagisacono con le cariche positive dei venti solari, che producono il loro caratteristico bagliore e la loro inconfondibile coda.

Prima del Deep Impact, il gruppo dell'Universo Elettrico aveva predetto che ci sarebbero stati due distinti impatti: il primo, a contatto con l'atmosfera elettrificata della cometa, il secondo, più violento, a contatto con la superficie. Ed è esattamente quello che è avvenuto il 4 luglio, lasciando gli scienziati NASA a bocca aperta. “È stato veramente sorprendente”, ha detto Peter Schultz, addetto alla missione. Prima, c'è stato un piccolo lampo, poi una breve attesa, e poi una luce molto più intensa.

Nel frattempo, gli scienziati NASA teorizzano che l'intensa luce provocata dalla collisione sia dovuta alle tonnellate di polvere stellare sollevata dall'impatto e illuminata dal sole. E che il doppio lampo sia dovuto al fatto che il proiettile abbia penetrato due superfici nella cometa: uno strato più soffice e uno più spesso di roccia e ghiaccio.

C'è anche chi ha avanzato l'ipotesi, come Donald Yeomans, scienziato della missione Deep Impact, che la cometa in questione, la Tempel 1, sia differente da quelle standard, il che potrebbe significare che i nuclei di diverse comete possano avere diverse composizioni. Gli scienziati dissidenti rispondono che le immagini di varie comete ottenute da varie sonde hanno rivelato oggetti rocciosi privi di ghiaccio, mentre altre immagini fornirebbero la prova di scariche elettriche in azione.

Secondo David Hughes, esperto di comete e professore di astrofisica alla University of Sheffield, si tratta di “assoluto non-senso”. Poiché, per essere carico elettricamente, il materiale astronomico dovrebbe essere in forma di gas caldo ionizzato, conosciuto come plasma. “L'interno di una cometa ha una temperatura tipica di -100 gradi Celsius. È da escludere la possibilità di elettricità sulla sua superficie”, ha detto Hughes. Per avere una prima risposta a questa questione, occorrerà attendere i dati delle letture a raggi-x e le analisi spettroscopiche. Questa notizia è stata pubblicata dal periodico “Wired News”.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Thunderbolts.info

Deep Impact website

Stardust - Comet Wild 2 Images

E-mail: Alessio Mannucci




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