È il sogno di tutti gli astronomi: uno strumento di altissima precisione che consenta di osservare galassie lontanissime e fornire così una mappa dettagliata dell’Universo. Che ora diventa realtà grazie a VIMOS – Visual Multi Object Spectrograph – un’apparecchiatura installata proprio in questi giorni al telescopio di 8.2 metri Melipal (la terza unità del Very Large Telescope) dell’Osservatorio del Paranal (Cile) dell’ESO (European Southern Observatory), l’ente che lo ha prodotto assieme ad altre importanti istituzioni scientifiche, tra cui il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), intervenuto con l’Istituto di Fisica Cosmica di Milano e l’Istituto di Radioastronomia di Bologna, e l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica).
Con questo strumento gli astronomi saranno in grado di risalire a epoche primordiali, quando i primi “mattoni” che costituiscono le galassie si stavano appena formando e, soprattutto, di osservare il modo in cui galassie, ammassi e quasar si raggruppano nello spazio e variano nel tempo. Uno studio di fondamentale importanza, perché aiuta a comprendere la densità media dell’Universo, un parametro cruciale anche per valutarne il destino.

Ma VIMOS offrirà anche un’altra grande opportunità. Se infatti sino ad oggi è stato possibile misurare solo alcune migliaia di galassie e quasar nell’Universo distante, ora potranno esserne osservate oltre centomila in quello remoto: tutto ciò permetterà di elaborare statistiche molto più dettagliate sulla popolazione di galassie e quasar nell’Universo primordiale. Con un campo di vista grande quanto metà della luna piena, una straordinaria sensibilità nella regione blu dello spettro e la capacità di acquisire simultaneamente grandi numeri di spettri, VIMOS è lo spettrografo multi-oggetto più potente del mondo.

Uno strumento eccezionale, al quale l’ESO lavora dal 1997 assieme alle migliori istituzioni scientifiche italiane - l’Istituto di Fisica Cosmica del Cnr di Milano, L’Istituto di Radioastronomia del Cnr di Bologna, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, gli Osservatori Astronomici di Bologna e Brera e l’Osservatorio di Capodimonte a Napoli – e francesi – il Laboratoire d’Astrophysique de Marseille, il Laboratoire d’Astrophysique de Toulose e l’Observatoire de Haute-Provence.
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Paolo Vettolani
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