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Stelle

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a cura del CNR

Esiste un legame tra lampi gamma ed esplosioni di supernove. A questa scoperta sono giunti gli astrofisici grazie anche al contributo del gruppo di ricercatori della sezione di Bologna dell'Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica del Cnr. La prestigiosa rivista Science premia i nostri scienziati segnalando la loro ricerca tra le top 10 del 2003

Una scoperta sui lampi gamma assegna all'astrofisica italiana un posto d'onore nella classifica 2003 di Science. A meritarlo sono i ricercatori della sezione di Bologna dell'Iasf, Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica del Cnr, che hanno contribuito a rilevare il lampo gamma del 29 marzo scorso (GRB030329), famosissimo fra gli addetti ai lavori perché ha permesso di stabilire oltre ogni ragionevole dubbio che esso è collegato all'esplosione di una supernova, la morte di una stella, confermando così anche gli indizi ottenuti in precedenza dal satellite italiano BeppoSax.

La scoperta è stata possibile grazie a Hete-2, un satellite della Nasa di piccole dimensioni (89 cm di altezza per 124 chilogrammi di peso) in grado di rilevare i lampi gamma e trasmettere anche dopo meno di un minuto alcuni dati essenziali alle proprie stazioni riceventi: tra queste quella di Malindi, finanziata dall'Asi e coordinata da Graziella Pizzichini in collaborazione con Ennio Morelli, Fulvio Gianotti e Patrizia Ferrero della sezione di Bologna dell'Iasf - Cnr, che sta per confluire nell'Inaf, Istituto nazionale di astrofisica. “Dalla base di Malindi”, spiega la Pizzichini, “le informazioni ricevute dal satellite sono immediatamente ritrasmesse alla base del Fucino e da lì al Mit di Boston, leader del progetto. Subito dopo sono inviate dalla Nasa a un vasto numero di astrofisici e osservatori astronomici”.

Lampi gamma o gamma ray burst è il nome con il quale gli scienziati identificano un fenomeno astrofisico tra i più interessanti ma la cui origine è ancora in gran parte ignota. Le speranze di saperne di più sono riposte proprio nella nuova generazione di satelliti come Hete-2. “È molto importante poter stabilire nel più breve tempo possibile la direzione di provenienza del lampo gamma”, prosegue la ricercatrice del Cnr, “perché esso genera un bagliore residuo (afterglow), che è osservabile con telescopi a raggi X e spesso anche con telescopi ottici o radio, ma che decade molto rapidamente”. Un ritardo di ore, ma in alcuni casi anche solo di minuti, nel puntare i telescopi può impedire l'osservazione del residuo e in ogni caso far perdere informazioni essenziali per la comprensione del fenomeno.

“Siamo entrati nella classifica dei top 10 di Science”, conclude Graziella Pizzichini, “anche per il fatto di avere dimostrato l'esistenza del bagliore residuo degli ancora più misteriosi lampi gamma oscuri, che si credeva ne fossero privi. Grazie alla rapidità del satellite nel localizzare i lampi gamma e all'efficienza raggiunta da tanti telescopi, sia robotici che tradizionali, è stato possibile osservare che il bagliore residuo esiste anche per questi eventi, ma scompare pochi minuti dopo l'esplosione”.

Per ulteriori informazioni:

Graziella Pizzichini
Iasf – Cnr Bologna
Phone: +39 051/6398694
Mobil: +39 335/5495565
E-mail: pizzichini@bo.iasf.cnr.it

E-mail: gianotti@bo.iasf.cnr.it

E-mail: ferrero@bo.iasf.cnr.it

E-mail: morelli@bo.iasf.cnr.it




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