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di: Donata Allegri

Per realizzare il primo ascensore, in 10 anni, occorreranno circa 40 miliardi di dollari, per i successivi 10 anni ne basterebbero 14. Una volta raggiunto un assetto stabile, l’ascensore spaziale potrà servire anche per la costruzione di una mega stazione e, perché no, anche di un ponte per Marte. Queste non sono parole tratte da un libro di fantascienza ma una probabile realtà.

Molti scrittori come Arthur C.Clarke (1979) in “The Fountains of Paradise” hanno immaginato e descritto paesaggi in un mondo talmente evoluto e tecnologicamente avanzato da poter disporre del tempo a proprio piacere creando per esempio dei bellissimi tramonti artificiali; Vannevar Morgan in “The Web Between the Worlds“ (1979) immaginava di costruire un ponte spaziale lungo 40.000 km lanciando in orbita dei cavi molecolari collegati a satelliti geostazionari in modo da creare una “funicolare cosmica” che sale ad altezze vertiginose fino alla “Città delle Stelle”. Kim Stanley Robinson (1992 ) in “Red Mars” immagina che, grazie alle nanotecnologie, un asteroide distante dalla terra 37.000 Km venga usato come base di un enorme cavo in grafite capace di comandare un immenso ascensore spaziale; cavo che verrà poi sabotato da un’azione rivoluzionaria, tale collegamento spaziale viene ripristinato per mezzo di nanotubi al carbonio.

È interessante notare come i materiali e la tecnologia necessari alla realizzazione dei progetti, immaginati dalla fantascienza, sono ormai disponibili anche nel mondo reale. Uno studio prodotto da Bradley Edwards per conto della NIAC (NASA Institute for Advanced Concepts) e pubblicato nel 2002 dimostra che è possibile costruire un ascensore utilizzando minuscole fibre di carbonio dette “nanotubi”. Nella prima fase: un satellite sarà lanciato verso l'orbita geostazionaria, a 36.000 Km di altezza, la stessa dove si trovano i satelliti televisivi. Da qui si comincerà a srotolare un primo cavo molto sottile lungo oltre centomila chilometri che scenderà verso la Terra e un contrappeso che, per via della forza centrifuga, lo terrà perfettamente teso, ancorato ad una stazione a terra.

Una volta costruito il cavo, sarà facile sistemarvi una serie di veri ascensori che vi si arrampicherebbero sopra portando nello spazio attrezzature e uomini. Dopo essere stato ancorato alla stazione terrestre, il primo ascensore comincerà a salire aggiungendo man mano nuove fibre fino ad avere il cavo definitivo. A quel punto la costruzione del cavo continuerà oltre l'orbita geostazionaria, raggiungendo i 120.000 Km, dove sarà piazzato il contrappeso. L’ascensore viaggerà ad altissima velocità attraverso un nastro lungo 110.000 Km, largo 90 Cm e più sottile di un comune foglio di carta.

Il problema è che i nanotubi studiati dallo scienziato non sono però in grado di reggere carichi di un certo peso. Secondo Edwards, occorrerà lavorare ancora parecchio e studiare ma forse nel giro di 2 - 3 anni si riuscirà ad ottenere un materiale adeguatamente resistente per realizzare l’ascensore spaziale. I nanotubi (“buckyball”) che sono stati osservati per la prima volta nel 1991 dal Dotto Iijima, sono 100 volte più forti dell'acciaio, 2 volte più leggeri dell'alluminio, possono essere piegati a grandi angoli e poi raddrizzati senza danno e trasportano correnti 1000 volte superiori ai cavi di rame senza fondere.

Questa nuova classe di materiali basati sul carbonio sono il fullerene e i nanotubi. La “buckyball”, denominata anche C60, è la componente base del fullerene ed è costituita da 60 atomi di C (carbonio) disposti in 20 esagoni e 12 pentagoni, un po' come un pallone da calcio. Quando questa struttura viene forzata ad allungarsi, si forma un nanotubo.

Donata Allegri
E-mail: donata.allegri@ecplanet.com
Sito personale: Crocevia




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