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Viaggiando verso Marte...
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di: Francesco Conti

Era il 20 febbraio del 2011 e tutto era pronto per la partenza dell'aereo, dell'Aviorisorse, considerato non un pioniere ma il prodotto di sogni lontani nel passato. Mentre rivedevo le carte del progetto strutturale dell'aereo, ripensavo a tutte le azioni intraprese per mettere su tale macchina interplanetaria, si era studiata l'atmosfera di Marte considerando che la concentrazione di anidride carbonica raggiungeva il 95%, avevamo la certezza che la totalità visibile di acqua ghiacciata ricopriva il polo sud del pianeta ed avevamo studiato anche il clima di questo pianeta senza sottovalutare anche le risorse minerarie del “terreno”.

Questi erano i dati di un problema vastissimo ma trascinante. Come un'altra volta mi capitò, avevo pensato che per risolvere il problema di Apophis sarebbe stato sufficiente mandare una squadra di mini shuttle che pezzo per pezzo smontassero l'asteroide e ricavando dal metallo in esso contenuto, altri mini shuttle formati e assemblati da robot che operassero all'interno dell'asteroide vista la mancanza di forza di gravità del corpo, il tutto riportato a terra con il carico di roccia nelle stive. 3,2,1,0, partito, ero contento ma un tantino stanco, mi ero svegliato presto, pensando che ci poteva essere qualche errore o svista ma tutto filava per il meglio, avevo progettato un motore-generatore che chiamavo TRJR a significare turbo ram jet rocket, infatti in esso vi erano gli elementi per chiamarlo tale, il disegno è costituito da delle superfici circolari, ruotanti inversamente e solidali con delle pale opportunamente disposte tra loro, che rispetto alla superficie rotante e messe in maniera tale che la parte frontale di ingresso dell'aria funzionasse come compressore, mentre la parte opposta finale funzionante da turbina dopo la combustione nella parte centrale.

All'interno di questo motore-generatore RJ esiste un flame holder o separatore di fiamma e una sezione di confinamento della fiamma, le pale avevano forma di elle aperta, il tutto, visto che c'è il moto circolare dei dischi, è corredato da un impianto di generazione di corrente, quindi anche di un motore elettrico per avviare il TRJR. Oltre a questo motore generatore erano installati due coppie di motori RJR tubolari per incrementare la spinta, formati anche essi da un flame holder a doppio rosone che si chiude per ottenere un razzo dal ram jet.

Il colore di questo aereo era cyan per simulare il cielo e rosso perché la sua missione era quella di “atterrare” sul pianeta rosso: che lotta per metterlo su, tra il mio lavoro primario e le energie spese per ottenere dei buoni risultati, avevo mille pensieri, ma lo vedevo volare e per questo ero felice perché una parte del lavoro era risolto. Il velivolo era radiocomandato ed era provvisto di telecamere, le dimensioni erano sufficienti per trasportare tutto il necessario, esso conteneva robot, reattori chimici, analizzatori chimici e biologici, distillatori, microscopi e altro.

Il problema maggiore di questa impresa era il combustibile che io avevo risolto ricavando idrogeno ed ossigeno con il generatore di corrente che alimentava una cella di elettrolisi. Questa missione riuscì nell'intento di riportare a terra l'aereo che aveva scrutato un vasto territorio marziano, monitorato i dati raccolti, raccolto frammenti di suolo e carotato sempre il suolo, verificato se esistevano forme anaerobiche di vita, e piantato una bandiera di un paese che rappresentasse la terra in questa missione preparatoria del lancio più impegnativo di un aereo che ospitasse un equipaggio composto da specialisti nel settore. Se questa storia per chi l'ha letta aderisce ad un collettivo interesse, potete scrivere ed anche partecipare nella veste appropriata, a questo obiettivo fattibilmente concretizzabile.

Data articolo: giugno 2008

Per ulteriori informazioni:

Ingegner Francesco Conti
E-mail: francesco@ecplanet.com




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