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di: Bojs

...l'universo in espansione... ed il Creatore

Davvero viviamo in quel di un'immane esplosione in corso d'opera…?

Mai parola fu più usata a sproposito. Essa fa nascere in noi l'idea di un qualcosa che occupa uno spazio più grande estendendosi entro un luogo preesistente. È chiaro che tutto ciò non può applicarsi all'universo. Infatti qual è il contenitore in cui l'universo si espanderebbe ? L'origine di questo termine è da imputarsi ad alcuni fisici-matematici, noti con il nome di “cosmologi relativistici”, che hanno pensato il normale spazio tridimensionale [quello in cui passiamo la vita di tutti i giorni] immerso in uno a quattro dimensioni. E in questo ipotetico spazio quadrimensionale essi fanno espandere l'universo. Ma esiste davvero una quarta dimensione… e come tutto questo è venuto dal caso o chi lo ha voluto ? Ma andiamo con ordine.

L'evoluzione

Dall'ameba all'uomo: questo è, in due parole, il tragitto evolutivo della vita che il biologo 'cerca' di ricostruire. Non sappiamo come è iniziata: possiamo solo ragionevolmente [?] “supporre” che complesse reazioni chimiche hanno preparato il terreno “PRIMA” della comparsa della vita sulla terra. Non conosciamo nemmeno i vari passi che hanno portato da organismi monocellulari a creature complesse come i dinosauri fino ad arrivare all'uomo. Possiamo ancora con una certa ragionevolezza ipotizzare che l'ambiente “ESTERNO” abbia plasmato e guidato i processi evolutivi. Sottolineiamo le parole “PRIMA” ed “ESTERNO”, poiché in esse si racchiude il succo della differenza tra evoluzione biologica ed evoluzione del Cosmo. In cosmologia non c'è posto né per il “PRIMA” né per “L'ESTERNO”.

Alla base c'è da sempre, inconfessato, il timore che un processo evolutivo, una qualche storia universale presupponga una “nascita”, con tutte le implicazioni filosofiche e religiose che essa comporta. CHI ha determinato questa nascita? In una parola CHI HA CREATO L'UNIVERSO ? Ma tralasciando il momento primo, torniamo all'evoluzione del cosmo. Quindi, qualunque siano i meccanismi evolutivi, essi debbono avere continuato ad operare indisturbati fin dalle lontane origini. È come se, tanto per restare in paragoni biologici, la fine dei dinosauri non fosse stata determinata da mutamenti ambientali, ma scritta nel codice genetico della prima cellula che ha cominciato a moltiplicarsi sulla superficie del nostro pianeta. Per capirci meglio, si tratta della stessa situazione che permette a un astronomo di prevedere, con millenni di anticipo, le orbite dei pianeti che procedono indisturbati nei cieli, ma non gli consente di indovinare esattamente le quotazioni di borsa neanche per il giorno dopo.

La totale mancanza di influenze esterne nell'universo rende perciò totalmente indeterminata la risposta della teoria. Così la relatività generale è destinata a produrre una varietà “infinita” di Universi. Essa non può indovinare in quale universo viviamo, fino a quando non diamo qualche informazione aggiuntiva, finché, tanto per fare un esempio, non fissiamo la densità della materia e della radiazione per una qualche epoca della storia cosmica. Ma CHI… HA FATTO QUESTA SCELTA ? Perché viviamo proprio in questo Universo e non in un'altro ?

L'evoluzione dell'Universo conduce “inevitabilmente” al mistero della sua nascita: è possibile trovare delle “motivazioni naturali” per le condizioni iniziali? O dobbiamo prendere atto che QUALCUNO o qualcosa ha deciso? La biologia ha lentamente rimosso l'intervento divino nella nascita della vita, tanto che vari esponenti religiosi e teologi accettano che la vita abbia avuto origini chimico-fisiche. Il problema così è scivolato lentamente indietro nel tempo, fino alla nascita dell'Universo. Per comprendere la portata della questione dobbiamo ricorrere alla teoria della relatività appena sopra citata e provare che, tra una infinità di Universi possibili, solo UNO abbia la capacità di ospitare la vita [in ogni sua forma], ma che la sua probabilità di esistere sia infinitamente piccola rispetto a tutti gli altri Universi possibili e che non vi sia NESSUNA spiegazione ovvia o percentuale di successo perché “questo” e non altri è nato; non potrebbe questa essere considerata una prova a favore di una “creazione intelligente”, di una SCELTA VOLONTARIA ?

Il cosmo si espande ?

Agli inizi del nostro secolo un certo numero di astronomi, tra i quali primeggia il nome dello svedese Knut Lundmark, si erano resi conto che la nostra galassia, per quanto grande e luminosa, non era isolata dal cosmo. Lundmark aveva anche misurato la velocità relativa tra la terra ed una decina di galassie, trovando una strana tendenza all'allontanamento. È qui che entra in scena Edwin Hubble che, utilizzando il più grande telescopio allora costruito, quello di Monte Wilson, raccolse la prova [?] che le galassie esterne non solo tendono ad allontanarsi da noi, ma che la velocità è più alta per le galassie più lontane.

Fino ad ora abbiamo parlato di “allontanamento” ed è proprio quando tentiamo di focalizzare il fatidico “centro” di questo cataclismico evento che siamo costretti a ricorrere all'espansione e, per far questo, dobbiamo ricorrere alle osservazioni di George Gamow. Egli è stato uno dei migliori divulgatori scientifici di tutti i tempi ed era solito, per illustrare l'idea dell'espansione, ricorrere all'esempio dei palloncini di gomma.

L'esperimento istruttivo consiste nel disegnare tanti puntini neri sulla superficie di un palloncino sgonfio, questi puntini rappresentano le galassie dell'universo. Poi, soffiando nel palloncino, vediamo che i puntini che giacciono sulla superficie tendono ad allontanarsi gli uni dagli altri man mano che il volume aumenta. Per un abitatore bidimensionale che viva sulla superficie, “NON ESISTE” un centro dell'espansione. Il centro, infatti, è all'interno del palloncino e solo un “essere tridimensionale” può immaginarne “l'esistenza”. Per Gamow gli uomini sono gli abitatori tridimensionali dell'Universo che si sta “gonfiando” in uno spazio a “quattro dimensioni” per noi INIMMAGINABILE. Per questo motivo non esiste un “centro” dell'espansione dell'Universo. Esso si trova al centro dell’iper-sfera nello spazio a quattro dimensioni. Ma c'è proprio bisogno di introdurre una quarta dimensione? La risposta è affermativa e non dipende dalle teorie dei cosmologi relativistici, ma dal modo stesso in cui la mente umana visualizza gli spazi. È stato Bernhard Riemann, grande matematico della fine dell'Ottocento a “intuire” questo punto. Seguendo le sue intuizioni, ci si rende conto che il vero problema non è nell'incapacità di “vedere” uno spazio quadrimensionale, ma nel fatto che noi non siamo neppure capaci di visualizzare correttamente uno spazio a tre dimensioni, come quello in cui viviamo. Qualcuno potrebbe protestare a questo punto: ognuno di noi ha il senso della tridimensionalità degli oggetti. Ci viene il dubbio che i cosmologi relativistici vogliano indurci a credere che anche questa è una “illusione” !?

Niente paura, nessuno mette in discussione la nostra capacità di creare oggetti a tre dimensioni e di osservarli o interagire con essi. La vera questione riguarda l'intero spazio e non le cose in esso contenute.

Il nostro processo mentale per la visualizzazione dello spazio è chiamato dai matematici “immersione”. È come se la nostra mente avesse bisogno di un contenitore ideale dove “immergere” gli spazi che vuole rappresentare ed il contenitore ha sempre una dimensione in più. Esso ha certo dei vantaggi: basta pensare a quali raffinate eleganze il metodo ha condotto gli antichi geometri greci… ma presenta anche un grosso inconveniente. Quando arriviamo allo spazio a tre dimensioni e lo vogliamo rappresentare, sia esso euclideo o no, lo dovremmo “immergere” in uno euclideo con una dimensione in più; purtroppo la nostra mente si rifiuta di immaginare uno spazio euclideo a quattro dimensioni.

ECCO DOVE NASCE IL PROBLEMA. Il metodo di rappresentazione degli spazi per “immersione” [che ci è stato inculcato] non ci consente di visualizzare spazi tridimensionali, poiché richiede di immergerli in uno euclideo a quattro dimensioni e NON SAPPIAMO VEDERE QUEST'ULTIMO.

Scopriamo così che i cosmologi relativistici o sono vanitosi oppure hanno conoscenze diverse da quelle pubblicamente insegnate quando usano la parola “espansione” per descrivere l'allontanamento delle galassie: essi credono di vedere o vedono quello che gli uomini normali non riescono nemmeno ad immaginare. L'Universo che fluttua liberamente in uno spazio euclideo a QUATTRO DIMENSIONI e che, in esso, si espande. L'ostacolo che abbiamo descritto non è da poco, in quanto esso ha “impedito” la nascita della geometria a più dimensioni fin dagli inizi del secolo presente. Ha anche tratto in “inganno” i più bravi matematici dell'antichità, i quali non riuscivano a pensare ad uno spazio tridimensionale NON-EUCLIDEO, a causa dell'incapacità di rappresentarlo.

Quanto è complesso il Multiverso… e chi lo ha fatto così… il caso o qualcuno ???

To be continued...

Data articolo: gennaio 2008

B O J S
Liberatoria: il presente materiale non è coperto da nessun copyright e può essere liberamente usato riportando correttamente il contenuto in tutto o in parte e citando il Blog e l'autore.

Fonte: http://intermatrix.blogspot.com/




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