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redazione ECplanet

L'ipotesi che i lampi lunghi di raggi gamma (le esplosioni più intense dell'Universo) possano sterilizzare il nostro pianeta con una pioggia di radiazioni è stata smentita da uno studio di Krzysztof Stanek dell'Università statale dell'Ohio di Columbus sottoposto alla rivista “The Astrophysical Journal” e pubblicato sul sito Arxiv.org.

Lo studio prende in esame quattro lampi di raggi gamma di lunga durata che si sono verificati in altrettante galassie vicine, compreso uno scoperto dal satellite Swift della NASA il 18 febbraio scorso. Tutte e quattro le galassie non contenevano metalli, cioè non avevano atomi più pesanti dell'idrogeno e dell'elio, tipici di galassie che hanno alle spalle eoni di evoluzione stellare. Apparentemente quindi, i lampi lunghi di raggi gamma avvengono soltanto in galassie molto primitive, cosa che conferma la teoria secondo la quale le stelle più ricche di metalli perdono troppa massa e troppa spinta data dalla rotazione per morire esplodendo in lampi di raggi gamma.

Secondo Stanek, quando la Terra si è formata, la Via Lattea era già ricca a sufficienza di metalli da non ospitare più lampi di raggi gamma lunghi. “Probabilmente possiamo escludere questi fenomeni dall'elenco delle catastrofi che minacciano l'umanità”, scrive sull'articolo Stanek.

In realtà, per molto tempo si è pensato che alcune delle grandi estinzioni del passato (e in particolare quella di 443 milioni di anni fa nell'era geologica chiamata Ordoviciano) fossero dovute proprio a un lampo di raggi gamma. Anche se per il momento non ci sono prove decisive. I lampi lunghi di raggi gamma sono esplosioni in grado di rilasciare in pochi secondi o minuti tanta energia quanta ne rilascia il Sole in tutti i suoi 10 miliardi di anni di vita. Generalmente sono considerati l'atto di nascita di un buco nero, quando una stella massiccia esplode come supernova. Gli strumenti ne individuano uno al giorno, ma tutti in galassie remote rispetto alla nostra.

Fonte: Agenzia ZadiG /aprile 2006




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