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di: Barbara Nova

La prima visione tridimensionale delle eruzioni solari

Le grandi eruzioni solari chiamate coronal mass ejection (CME) sono, per gli scienziati, tra i più importanti eventi spaziali da decifrare. Quando si verificano in direzione della terra, le CME possono interrompere le trasmissioni radio e danneggiare satelliti e reti elettriche. Per intercettare le CME vengono utilizzati satelliti nello spazio e osservatori al suolo, ma oggi gli scienziati sono riusciti a ricostruire una visione tridimensionale di questi fenomeni. Le immagini 3D vengono elaborate a partire da normali immagini bidimensionali fornite dal satellite SOHO (Solar and Heliospheric Observatory).

“Per capire pienamente l'origine e il processo che scatena le CME è necessario osservarne la struttura in tre dimensioni” dice il Dr. Thomas Moran della Catholic University of America di Washington DC. “Le immagini tridimensionali ci aiuteranno a prevedere più correttamente il momento e le angolazioni del loro impatto con la terra”.

Miliardi di tonnellate di gas ionizzato vengono scagliate dall'atmosfera solare nello spazio a milioni di chilometri all'ora. Gli scienziati ritengono che le CME abbiano luogo in seguito a una distorsione dei campi magnetici solari e al loro conseguente ed improvviso cambiamento di configurazione; come un elastico che venga torto fino al punto di rottura. Campi magnetici complessi e distorti viaggiano con le CME e può capitare che interagiscano con il campo magnetico terrestre, riversando un'enorme quantità di energia nello spazio circostante il nostro pianeta.

I campi magnetici sono invisibili ma dato che il gas delle CME è un gas ionizzato (un plasma), muovendosi a spirale attorno a questi ultimi ne disegna la forma. Le immagini tridimensionali del gas delle CME forniscono agli studiosi importanti informazioni sulla struttura e sul comportamento dei campi magnetici che le alimentano.

Grazie a questa nuova tecnica per analizzare i dati di SOHO, il team ha confermato che la struttura delle CME dirette verso la terra assomiglia ad un'arcata di anelli che si espande, più che ad una bolla o ad una corda. Gli scienziati hanno in oltre scoperto che, sebbene alla fine la CME si stacchi dal sole, gli anelli rimangono collegati alla regione di origine per un periodo inaspettatamente lungo, almeno fino a quando la CME resta visibile alla la strumentazione di SOHO.

Gli scienziati ritengono che questo nuovo metodo sarà un valido aiuto per la prossima missione chiamata STEREO (Solar Terrestrial Relations Observatory) e programmata per febbraio 2006, che vedrà l'utilizzo di due satelliti separati per elaborare immagini tridimensionali delle CME partendo da immagini ottenute dai diversi punti di vista dei due satelliti gemelli.

Fonte: NASA

Traduzione a cura di Barbara Nova
E-mail: barbaranova@ecplanet.com




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