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I nuovi progetti della NASA
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redazione ECplanet

Robot che rimbalzano, telescopi spaziali lunghi 200 000 chilometri e piante geneticamente modificate per crescere su altri pianeti. Sono questi i nuovi progetti “impossibili” dell'Institute of Advanced Concept della NASA che sono stati presentati recentemente a un convegno nel Colorado. Famoso per il progetto dell'ascensore spaziale, l'Istituto ha il compito di incoraggiare i ricercatori a mettere su carta le loro idee più sfrenate, benché sempre rispettose delle leggi della natura, per valutarne la loro fattibilità.

Uno di questi progetti prende lo spunto dall'odissea marziana dei due rover Spirit e Opportunity. La superficie del pianeta rosso, infatti, è particolarmente accidentata e per essere esplorata accuratamente i prossimi rover dovranno avere la capacità di muoversi sul terreno più vario. Da qui l'idea di usare sciami di microrobot a forma di pallina da baseball, con un diametro di dieci centimetri in grado di rimbalzare per ogni dove. “Ogni robot - dice il suo ideatore Steven Dubowsky del MIT di Boston - potrà essere equipaggiato con sensori miniaturizzati”.

Un altro progetto, questa volta partorito da Amy Grunden, della North Carolina State University , prevede di far crescere piante terrestri su altri pianeti, modificandole geneticamente. La sua idea è di rifarsi agli organismi estremofili, batteri che vivono in condizioni estreme sulla Terra (vulcani, fondo oceanico, sorgenti idrotermali), per ricavare i geni che offrono queste straordinarie capacità di adattamento. In lunghe missioni di esplorazione su altri pianeti, gli astronauti potranno portare con sé sementi adatte agli ambienti esplorati e far crescere il cibo direttamente sul posto.

Infine, Webster Cash della University of Colorado di Boulder ha previsto la costruzione di un gigantesco telescopio spaziale in grado di osservare pianeti in orbita attorno ad altre stelle. Il telescopio è composto da due astronavi, una delle quali equipaggiata con delle lenti in grado di bloccare la luce delle stelle. Le lenti hanno il diametro di un chilometro e un buco centrale di dieci metri. La luce passa in questo buco e arriva all'altra astronave a 200 000 chilometri di distanza, che opera come una camera oscura. Potrebbe consentirci di osservare pianeti molto distanti da noi, con una risoluzione sufficiente a individuare oggetti con un diametro di una settantina di chilometri. Questa notizia è stata diffusa dall'agenzia “ZadiG”.

Istituzioni correlate all'articolo:

NASA Institute for Advanced Concepts

North Carolina State University

University of Colorado




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Ultima modifica = (30-01-2006:11:03)  EDIT ARTICLE Nr. 22005  



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