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di: Alessio Mannucci

La mitica sonda NASA Voyager 1 ha superato l' “ultima frontiera”: uno spazio vasto e turbolento, dove l'influenza del sole finisce e il vento solare perturba i gas stellari. “Voyager 1 ha iniziato il percorso finale della sua corsa ai confini dello spazio interstellare”, ha detto il Dr.Edward Stone, a capo del progetto Voyager al California Institute of Technology in Pasadena, che insieme al Jet Propulsion Laboratory, ha realizzato Voyager 1 e il suo gemello Voyager 2.

Nel novembre 2003, il team aveva annunciato che Voyager 1 era in procinto di approcciare una regione di spazio sconosciuta, chiamata “termination shock”, un fronte di turbolenza, distante 8.7 miliardi di miglia dal Sole, dove le particelle cariche di elettricità emesse dalla nostra stella si scontrano con quelle dello spazio interstellare. In questa zona, là dove nessuno è mai giunto prima, il vento solare (il flusso costante di elettroni e protoni emessi dal Sole) rallenta la sua velocità all'approssimarsi dell' “eliopausa”, cioè della zona in cui cessa l'influenza del campo magnetico solare, e inizia a fondersi con le particelle del vero e proprio spazio interstellare, diventando molto più denso e caldo. Questo calo, da una velocità supersonica delle particelle ad una subsonica, può essere paragonato al bang generato da un aereo che supera la barriera del suono ed è stato registrato da uno degli strumenti imbarcati sulla sonda. Secondo il team, Voyager 1 è entrato ora nell' “eliosfera”, la regione oltre l'area di termination shock.

Il passaggio è stato registrato dallo strumento a onde al plasma a bordo dellla sonda che ha trasmesso i dati alla Terra, ricevuti dall'antenna del Deep Space Network. È possibile ascoltare il suono prodotto dalle brutali collisioni della zona di “termination shock” al sito http://www-pw.physics.uiowa.edu/space-audio/.

Anche se è difficile fare fare predizioni di qualsiasi tipo, dato che non si conoscono le condizioni effettive nello spazio interstellare poichè i cambiamenti della velocità e della presione del vento solare provocano una continua espansione, contrazione e oscillazione della termination shock area,.il team si basa sulla misurazione di un improvviso incremento nel campo magnetico del vento solare combinato ad un desunto decremento della sua velocità.

Nel dicembre 2004, i magnetometri di Voyager avevano registrato un aumento dell'intensità del campo magnetico, come previsto, in concomitanza con il rallentamento del vento solare: lo “shock” accelera le particelle cariche che balzando avanti e indietro, rallentano l'azione del vento e generano onde al plasma. “Le osservazioni fatte dal Voyager ci hanno mostrato che l'area di termination shock è più complessa di quello che pensavamo”, ha detto il Dr. Eric Christian, dai quartieri generali della NASA di Washington.

Secondo la loro missione originale, verso Giove e Saturno, i due Voyager erano destinati a regioni di spazio molto distanti dal Sole, eper questo sonostati equipaggiati di tre generatori termoelettrici per produrre l'energia elettrica necessaria al proprio sistema e ai vari strumenti. Se, dopo 27 anni, i Voyagers continuano a lavorare in remoto, in condizioni estreme, si deve proprio a questi generatori, che producono l'elettricità dal calore generato dal naturale decadimento dell'anidride plutonica.

Gli scienziati, che continuano a raccogliere i dati, sperano ancora che un giorno le due navicelle possano entrare in contatto con qualche forma di vita intelligente. Entrambe le sonde trasportano un disco d'oro fonografico da 12 pollici (30 centimetri) contenente 115 immagini e saluti in 55 lingue, che rappresentano un campione della diversità della vita e della cultura terrestre, insieme a dei messaggi del presidente americano Jimmy Carte e il segretaio generale delle Nazioni Unite, il generale Kurt Waldheim.

Secondo le sime degli scienziati NASA, Voyager 1 viagerà ancora per 10 anni prima di uscire dal Sistema Solare, dove finisce l'eliosfera e comincia la presunta relativa serenità dello spazio interstellare. Si stima che entrambi i Voyager possano “reggere” fino al 2020. Questa notizia è stata pubblicata dal periodico online Space Daily.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Voyager

Deep Space Network

E-mail: Alessio Mannucci




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