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I benefici effetti dell'ortica - 42880 -5-6
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Nebulosa Occhio di Gatto
Nebulosa Occhio di Gatto


a cura rella redazione GT

Mappa 3D da equipe italiana

Un team di astronomi italiani ha completato la ricostruzione della prima struttura tridimensionale della nebulosa “Occhio di Gatto”. Il lavoro, portato a termine grazie al telescopio Galileo, è stato possibile anche grazie al durissimo impegno dei nostri scienziati, costretti a passare tantissime notti a scrutare il cielo. Per raggiungere l'ambizioso obiettivo i ricercatori hanno dovuto applicata una tecnica originale di ricostruzione tomografica dei dati ottenuti utilizzando il sofisticato spettrometro ad alta risoluzione (SARG) di cui il Telescopio Nazionale è dotato da due anni.

“Il concetto della tomografia nebulare è semplice – ha spiegato Franco Sabbadin dell'Inaf che guida il team di ricercatori. La posizione, la densità, la temperatura, la composizione ionica e chimica di ogni volume entro una nebula in espansione possono essere ricavati da velocità e flusso spettrale dei vari strati di gas della nebulosa stessa. Successivamente, un programma di 3-D recovery assembla le differenti fette tomografiche e ricostruisce la vera struttura spaziale della nebulosa”.

Questa tecnica permette quindi di recuperare molteplici informazioni, altrimenti difficili da riunire in una visione unitaria. Osservando gli oggetti celesti, sia ad occhio nudo che con normali telescopi terrestri o spaziali, permette infatti di ottenere strabilianti ma pur sempre semplici immagini bidimensionali.

“Le nebulose planetarie – hanno detto ancora gli astronomi - rappresentano la fase finale dell'evoluzione di stelle come il Sole che costituiscono circa l'85% di tutta la popolazione della Via Lattea. Nelle fasi finali queste stelle sono caratterizzate da forte instabilità e intensa perdita di massa. L'astro, inizialmente, si dilata e si raffredda, espellendo gli strati superficiali. Successivamente si contrae fino a diventare una nana bianca, densa e caldissima. Il gas espulso, ionizzato dal flusso ultravioletto della stella-madre, appare sotto forma di nebulosa planetaria”.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Inaf

In collaborazione con la redazione GT




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