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Molecole spaziali
Molecole spaziali


di: Alessio Mannucci

Un team di scienziati, usando le capacità del Green Bank Telescope (GBT) della National Science Foundation, ha scoperto due nuove molecole in una nube interstellare vicino al centro della Via Lattea, un'area nota come Sagittarius B2, distante circa 26.000 anni luce (un anno luce è pari a quasi diecimila miliardi di chilometri). È la prima volta che il GBT scopre nuove molecole “spaziali”, importanti per aiutare gli astrobiologi a decifrare i complessi processi che caratterizzano la formazione della vita “stellare”.

“Queste nubi interstellari sono caratterizzate da complesse reazioni chimiche che perdurano per centinaia o migliaia di milioni di anni”, dice Jan M. Hollis del NASA Goddard Space Flight Center di Greenbelt, “chissà quante molecole si sono formate nel corso del tempo. Al momento nessuna teoria è in grado di spiegare come queste molecole interstellari si siano formate”. Finora, sono state scoperte circa 130 differenti molecole in nubi interstellari. La maggior parte contengono un piccolo numero di atomi, solo alcune ne contengono 8 o più.

Dopo che le molecole si sono formate dalla polvere interstellare devono essere espulse come gas. Nella loro rotazione cambiano stato energetico ed emettono onde radio a certe frequenze, per questo possono essere “intercettate” da un radio telescopio. La “famiglia” di radio frequenze emesse da una particolare molecola forma una specie di “impronta digitale” unica per ogni molecola che gli scienziati possono usare per l'identificazione. Le nuove molecole identificate rientrano nella “K-band” (da 18 a 26 GHz) dello spettro elettromagnetico.

La molecole spaziali sono al centro di grandi interessi anche per un altro motivo: potrebbero fornire la chiave per capire come si sono formate le prime molecole biologiche terrestri, che potrebbero essere “piovute” dallo spazio, magari trasportate da comete, sulla superficie del nostro pianeta (è la teoria chiamata “panspermia”).

Le comete si formano dalle nubi interstellari e bombardano incessantemente un pianeta appena formatosi. I crateri sulla luna be sono una prova. Per questo si pensa alle comete come a veicoli di trasporto per molecole organiche necessarie allo sviluppo della vita suj un nuovo pianeta. La scoperta di queste due nuove molecole, accomunate dalla stessa composizione di idrogeno, dimostra come l'evoluzione nello spazio verso forme di vita complesse sia guidata da un meccanismo relativamente semplice che può generare molecole più grandi a partire da quelle più piccole.

E se fossimo davvero tutti “figli delle stelle”?

Fonte: spacedaily.com

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

National Radio Astronomy Observatory

National Science Foundation

E-mail: Alessio Mannucci




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