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di: Enrico Loi

Era l'anno 1967 e i militari americani non credevano ai propri occhi. I rivelatori di raggi gamma a bordo dei satelliti appena messi in orbita per vigilare sugli accordi nucleari internazionali registravano frequenze sospette, come se nei territori russi avessero deciso di far esplodere una bomba atomica al giorno. Si scoprì, invece, che non erano esperimenti nucleari sovietici a provocare i lampi gamma, ma sorgenti cosmiche d'origine misteriosa.

Sulla scoperta calò il sipario del segreto militare che fu rimosso solo nel 1973 e provocò grande scalpore tra gli astrofisici. La comunità scientifica internazionale ha cercato in questi anni di svelare i misteri relativi all'esatta origine dei lampi gamma; una ricerca resa assai difficile dalla necessità di utilizzare solo strumenti al di fuori dell'atmosfera terrestre che assorbe completamente questo tipo di radiazione. In quest'attività di ricerca l'Italia ha avuto un ruolo importantissimo grazie al satellite BeppoSAX, un satellite per astronomia a raggi X, frutto di una collaborazione tra l'Agenzia spaziale italiana e quella olandese, messo in orbita il 30 aprile 1996.

Il satellite, chiamato "Beppo" in onore del fisico italiano Giuseppe "Beppo" Occhialini, ha fornito elementi di straordinaria importanza sull'emissione X del Sole, delle supernove galattiche e extragalattiche, dei buchi neri e degli ammassi di galassie. Grazie a una strumentazione sensibile ad energie che vanno da 0,1 a 200 KeV, corrispondenti a lunghezze d'onda da 50 a 100mila volte minori di quella della luce visibile, ha prodotto dati scientifici per quasi sei anni, tre volte il tempo previsto al momento del lancio, dando un contributo fondamentale alla comprensione dei fenomeni più energetici dell'Universo. Il satellite, del peso di 1405 kg, costruito da Alenia Spazio, ha permesso un lavoro di ricerca così importante che la Società astronomica americana ha assegnato nel 1998 al team di controllo del progetto il premio Bruno Rossi, il più importante riconoscimento internazionale dell'astronomia delle alte energie. Un'attività che si è conclusa l'aprile dello scorso anno ( 2002 ), quando l'ASI ha definitivamente spento il satellite che aveva cominciato ad evidenziare un degrado irreversibile.

Abbandonato in un'orbita ad un'altezza di circa 460 Km dalla Terra, lentamente, precipiterà verso l'atmosfera terrestre che lo distruggerà. Grazie ai dati raccolti da BeppoSAX, nel 1977 è stato possibile trovare una risposta alla domanda sulla provenienza dei GRBs, identificandone l'origine in regioni dell'Universo che si trovano a distanze di miliardi di anni-luce dal nostro sistema solare ed infine, prima di concludere la sua attività, come in un "canto del cigno", ha fornito importanti indicazioni sugli eventi da cui nascono i lampi gamma. Secondo quanto recentemente pubblicato da gruppi di ricerca dell'Harward-Smithsonian Center e del California Institute of Technology, l'origine dei gamma-ray va attribuita alle supernove, le deflagranti esplosioni che segnano la morte di grandi stelle.

A queste conclusioni si è giunti attraverso una serie d'osservazioni incrociate, che hanno coinvolto anche il telescopio spaziale Hubble, partite a seguito della segnalazione di BeppoSAX del lampo gamma GRB 011121, nella costellazione del Camaleonte. Così ha spiegato il professor Kulkarni del Caltech: "Con queste osservazioni abbiamo correlato questo gamma-ray burst alla esplosione di una stella. Sono assolutamente compiaciuto dal fatto che la natura ci abbia fornito una risposta così chiara ed evidente" Sebbene i GRB possano essere generati anche dalla fusione di stelle di neutroni o di buchi neri, risulta evidente che sono correlati anche alla morte di stelle con una massa superiore a otto volte quella del nostro Sole.

Quando il "combustibile" all'interno di queste grandi stelle si esaurisce e la forza di gravità non è più contrastata, la stella collassa in una stella di neutroni o in un buco nero dando origine al fenomeno della supernova. Quest'implosione è accompagnata da getti di energia e di materia all'esterno del nucleo che viaggiano a velocità prossima a quella della luce e che, se orientati verso la Terra, si manifestano sotto forma di lampi gamma, onde radio e luce. Pericoli per la Terra? Nell'estate di alcuni anni fa un flusso particolarmente intenso di raggi X e raggi gamma abbattutosi sul nostro pianeta, provocò la ionizzazione gli strati alti dell'atmosfera, creando interferenze nella strumentazione elettronica di alcuni satelliti ed interrompendo le comunicazioni via radio per alcuni minuti.

Gli effetti però potrebbero essere molto più devastanti nel caso in cui le sorgenti cosmiche si trovassero a distanze prossime alla Terra. Se il lampo avvenisse nel raggio di 3000 anni-luce, distruggerebbe lo strato d'ozono, mentre per distanze minori le radiazioni potrebbero raggiungere la superficie del pianeta con conseguenze devastanti per ogni forma di vita.




Lampi Gamma 

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