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a cura del CNR

Il numero verde ancora non c’è. Ma se dovesse capitarvi di avvistare in cielo un sasso del diametro, diciamo, di un chilometro, potrete, attraverso il sito di Spaceguard, avere almeno la soddisfazione di sapere da dove viene e dov’è che va. La Spaceguard Foundation è un’associazione, come spiega Andrea Carusi, presidente della Fondazione nonché ricercatore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica del CNR di Roma, il cui scopo è principalmente la tutela dell’ambiente terrestre attraverso la sorveglianza e la salvaguardia del nostro Pianeta dall’impatto di comete e asteroidi, tecnicamente definiti NEO – Near Earth Objects. Ma cerchiamo di capire meglio come viene effettuata questa sorveglianza: gli osservatori sono i primi protagonisti che incontriamo, siano essi professionisti che astrofili. Certo, chi lavora nel campo astronomico ha a disposizione un po’ più di tecnologia!

A novembre del 2002, per esempio, è stato avvistato dall’Osservatorio di Campo Imperatore, in Abruzzo, un nuovo NEO chiamato 2002WP11; gli avvistamenti vengono segnalati al Minor Planet Center, organismo ufficiale della International Astronomical Union, che si occupa del riconoscimento degli oggetti osservati e che ne pubblica la lista su una apposita pagina web. Attraverso lo Spaceguard Central Node viene pubblicata, anch’essa in rete, una lista delle priorità di osservazione, ovvero la segnalazione di quei NEO appena scoperti che rischiano di non essere più ritrovati in quanto la nostra conoscenza delle loro orbite è ancora molto incerta e che potrebbero dunque avere una probabilità di collisione con la Terra “non nulla”. In questo modo gli osservatori di tutto il mondo sono allertati e possono continuare a seguirne il percorso.

Secondo le stime più recenti sono circa 1200 gli asteroidi “pericolosi”, ma soltanto del 40% di questi conosciamo le orbite con precisione tale da prevedere il loro percorso futuro. “In questo contesto - spiega Giordano Cevolani, ricercatore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, che collabora in alcuni progetti del radiotelescopio a Medicina (Bo) - la tecnica radar assume un ruolo determinante per ottenere parametri orbitali estremamente precisi e quindi stabilire la reale pericolosità degli oggetti che passano troppo vicino alla Terra. Il funzionamento del radar, infatti, è basato sulla trasmissione di un segnale radio che, se incontra un ostacolo, viene riflesso indietro come eco; misurando il tempo che questa eco impiega per tornare siamo in grado di misurare la distanza del corpo dalla Terra con un errore di poche decine di metri.

Misurando invece la differenza di frequenza tra l’onda radio emessa e quella dell’eco ricevuta, è possibile stimare la velocità di avvicinamento del corpo con un errore di qualche millimetro al secondo.” Nella scoperta degli asteroidi che si avvicinano pericolosamente alla Terra, molto ci si attende dal progetto italiano del Sardinia Radio Telescope che prevede la costruzione già avviata di un’antenna parabolica di 64 metri munita di due trasmettitori che operano a due diverse frequenze.

Autore: Anna Capasso
Andrea Carusi, Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica del CNR, Roma;
Giordano Cevolani, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, Bologna
E-mail: carusi@rm.iasf.cnr.it
E-mail: G.Cevolani@jolly.bo.cnr.it




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